I risultati di uno studio condotto da Jupiter Research rivelano che
i manager e i dipendenti delle principali case discografiche europee sono
piuttosto disillusi nei confronti dei sistemi DRM e sono convinti che l'abolizione
di queste limitazioni favorirebbe il mercato della musica digitale.
Il sondaggio condotto dalla società specializzata in indagini ed analisi
di mercato ha infatti evidenziato come il 62% del campione intervistato ha
dichiarato che l'eliminazione dei sistemi DRM darebbe una spinta considerevole
alle vendite di musica online. Il campione di indagine è costituito
da manager delle principali etichette, negozi di musica online e fornitori di
soluzioni tecnologiche all'interno del settore dell'intrattenimento digitale.
Secondo Mark Mulligan, uno degli autori del sondaggio, la scomparsa dei sistemi
DRM, ammesso che si verifichi, non avverrà nel medio periodo. Mullign
afferma che nonostante tutto quello che sta accadendo in questo ultimo periodo
relativo ai sistemi DRM, le etichette discografiche non abbandoneranno i
DRM così facilmente.
Ma in Europa la situazione potrebbe presto assumere risvolti tragicomici. Recentemente
la Commissione Europea ha infatti pubblicato il "Libro verde sulla revisione
dell'acquisto relativo ai consumatori" nel quale viene sottolineata la
necessità di riconsiderare le direttive sulle vendite ai consumatori
sancite nell'ormai lontano 1999. Si tratta di tutte quelle norme che regolano
e garantiscono le tutele ai consumatori, in particolare su garanzie, diritti
di recesso, responsabilità del venditore e via discorrendo.
Tali norme non coprono tutta una serie di tipologie di vendita successive al
1999, tra cui figurano le vendite online di beni immateriali quali, ad esempio,
brani musicali, videoclip, videogiochi e via discorrendo. La Commissione Europea
sta quindi valutando la possibilità di introdurre una serie di norme
che allarghino il diritto di recesso da parte del consumatore anche a questo
genere di acquisti.
Nel caso questo dovesse verificarsi, si andrebbe incontro ad una vera rivoluzione
per i modelli di vendita sopra citati. Un brano legalmente scaricato potrebbe
essere soggetto a diritto di recesso. Ciò sta a significare che qualora
dovessimo acquistare un brano (o un film, un videogioco) che non dovesse soddisfare
le nostre aspettative, saremmo liberi di restituirlo al venditore in cambio
del corrispettivo pagato o di una equivalente forma di indennizzo (un buono
per acquistare un altro brano, ad esempio).
In una situazione di questo tipo si renderebbe indispensabile l'impiego di
una serie di schemi DRM che prevedano la possibilità di annullare le
permission di usufrutto del prodotto, abilitando così la facoltà
di esercitare il diritto di recesso. Ma la situazione è certamente più
complessa: come è possibile garantire che un consumatore eserciti correttamente
il proprio diritto di recesso? In altri termini: in che modo è possibile
permettere al consumatore di "restituire" un contenuto senza che questo
venga preventivamente copiato?
Fortunatamente la Commissione ha dichiarato che a causa della particolare natura
dei beni citati potrebbe non essere sufficiente una semplice estensione ad essi
delle tutele attualmente applicate ad altri prodotti, ma che anzi potrebbe rendesi
necessaria la redazione di una serie di nuove norme.
I risultati delle prime consultazioni saranno disponibili entro la prima metà
dell'anno in corso. |
ma quante pagliacciate s'inventano, levate i drm abassate i prezzi ed ecco una parte della soluzione è risolta