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Realizzato un CMOS ad 1GHz con nanotubi di carbonio
Andrea Bai 18 Febbraio 2008, alle 14:27 Processori La Stanford University e Toshiba realizzano un chip di tipo CMOS con l'impiego di nanotubi di carbonio quali elementi di connessione
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Nell'evoluzione dei circuiti integrati di tipo CMOS (Complementary Metal-Oxide
Semiconductor) l'impiego del rame potrebbe presto diventare un collo di bottiglia
nell'ottenimento di velocità sempre maggiori e integrazioni spinte.
Attualmente vi è grande attenzione attorno alla possibilità di
impiegare i nanotubi di carbonio quale sostituti delle interconnessioni in rame,
in virtù di una maggiore mobilità elettronica dei nanotubi rispetto
ai collegamenti tradizionali.
Un importante passo avanti è stato compiuto da un gruppo di ricerca
formato dalla Stanford University e da Toshiba, con l'aiuto della taiwanese
TSMC per quanto riguarda la fabbricazione. Il gruppo è infatti stato
in grado di produrre un chip CMOS da 11 mila transistor e 256 oscillatori ad
anello, operante alla frequenza di 1GHz impiegando nanotubi di carbonio quali
elemeti di interconnessione.
Philip Wong, professore di ingegneria elettrica a Stanford, ha dichiarato:
"Molti laboratori di ricerca stanno lavorando per utilizzare i nanotubi
di carbonio per l'interconnessione di chip, grazie alla maggiore mobilità
elettronica del carbonio rispetto al rame e alla possibilità di realizzare
i nanotubi in dimensioni minori dei comuni collegamenti in rame. Il nostro chip
è però il primo ad aver raggiunto la frequenza operativa di 1GHz".
Il chip è stato progettato come un array di oscillatori ad anello con
una connessione mancante. L'aggiunta dei nanotubi di carbonio per completare
il circuito ha permesso di dimostrare l'effettiva possibilità di impiegare
i nanotubi come sostituti delle connessioni in rame. I nanotubi utilizzati
sono caratterizzati da una lunghezza di circa cinque micron e da un diametro
di 50-100 nanometri: le future evoluzioni dovrebbero permettere di utilizzare
nanotubi con diametro prossimo ad 1 nanometro.
Molto particolare il metodo di fabbricazione impiegato: innanzitutto la circuiteria
è stata progettata in modo tale che, grazie ad un multiplexer, ogni oscillatore
potesse essere caricato indipendentemente dagli altri. In seguito centinaia
di nanotubi sono stati sospesi in una soluzione e lasciati fluttuare liberamente
al di sopra degli oscillatori. L'applicazione a questi ultimi di una corrente
alternata ha causato l'attrazione dei nanotubi verso il gap (la connessione
mancante), permettendone così un preciso allineamento. Una volta che
un nanotubo risulta correttamente posizionanto all'interno del gap, viene disattivata
la corrente alternata per il signolo oscillatore: al termine dell'intero processo
la soluzione viene rimossa ed il chip risulta ultimato.
Il lavoro è stato condotto dal dottorando in ingegneria elettrica Gael
Close e dagli ingegneri Shinichi Yasuda e Shinobu Fujita di Toshiba, assieme
a Bipul Paul di Toshiba America Research.
Fonte: EETimes |
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Commenti (24)
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| Commento # 11
di: gondsman
pubblicato il 18 Febbraio 2008, 17:23 |
| Originariamente inviato da: picconiv | Impossibile stabilire una data d'uscita di uno dei tantissimi progetti d'applicazione che vedono coinvolti i nanotubi...
Quando uno di questi progetti raggiunge un traguardo "interessante" per fare notizia vengono tralasciati dati fondamentali che i ricercatori tendono a non rilasciare per far parlare del proprio progetto ed ottenere finanziamenti ulteriori.
Nessuno ha ancora commentato sul singolo 1ghz come traguardo abbastanza poco promettente al momento.
Notizia interessante, ma lascia il tempo che trova... |
Ci sono aziende che spingono tantissimo sulle ricerche in materia, ma siamo ancora lontani da un utilizzo industriale, principalmente per problemi legati ai processi produttivi (si sa che funzionano, il problema è realizzare i chip). In quest'ottica vedo bene anche le ricerche sui nanotubi come interconnessione perchè credo che i processi produttivi si possano riciclare anche per la realizzazione dei tanto sospirati MOSFET a "gate all around". |
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| Commento # 12
di: bollicina31
pubblicato il 18 Febbraio 2008, 19:03 |
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| Commento # 13
di: Bulfio
pubblicato il 18 Febbraio 2008, 19:51 |
Questa è roba prettamente elettronica. I fisici fanno cose più teoriche. 
Comunque i mos a nanotubi li fanno già, si chiamano CNFET (Carbon Nanotube FET), in cui il canale di elettroni è costituito dal nanotubo. Il problema è iniettare i portatori, in quanto si passa da silicio drogato a carbonio, ed è un casino per via del matching reticolare, dell'energy gap, ecc..
Inoltre i nanotubi sono ottimi come memorie in quanto, una volta applicata una tensione, questi si piegano e mantengono la forma. |
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| Commento # 14
di: CarloR1t
pubblicato il 18 Febbraio 2008, 21:27 |
| Originariamente inviato da: Costa | ah... :|
non ci ho capito una mazza.
vabbhe che e un portale tecnico ma certe news sono incomprensibili se non si e laureati in ingegneria informatica... |
volevi dire un nanotubo...  |
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| Commento # 17
di: goldorak
pubblicato il 19 Febbraio 2008, 14:22 |
| Originariamente inviato da: Michelangelo_C | | Va anche visto se hanno qualche idea per l'applicazione dei nanotubi su chip che non contengono oscillatori. |
Beh era notizia di qualche giorno fa, che un laboratorio statunitense aveva creato la prima radio (senza il circuito di amplificazione) usando solo nanotubi di carbonio.
Niente silicio, solo nanotubi di carbonio, il primo progetto elettronico funzionante basato su nanotecnologia.
Ne parlavano la settimana scorso sul podcast di NPR all'interno della trasmissione science friday. |
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| Commento # 18
di: fronfava
pubblicato il 19 Febbraio 2008, 19:09 |
a scuola, mia, purtroppo, non c'è mai nessun studio...
solo teoria...
non ostante ci siano dei professori decenti...
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| Commento # 19
di: fronfava
pubblicato il 19 Febbraio 2008, 19:18 |
a scuola, mia, purtroppo, non c'è mai nessun studio...
solo teoria...
non ostante ci siano dei professori decenti...
cmq, il traguardo sarà superato, quando si riuscirà a fare un componente attivo ( MOS, Transisotr ) dalla dimensione di una sola carica elettrice sia essa positiva che negativa ( cioè dalla passaggio si un solo elettrone o neutroni ) ci vorrà del tempo, ma arrivati a quel punto, non si potrà, andare oltre  . |
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| Commento # 20
di: zdarova
pubblicato il 19 Febbraio 2008, 20:05 |
adesso studio le distorsioni (ingegneria delle telecomunicazioni), questa cosa è fantastica...è un salto molto grande... per performanza/consumi
credo che il calore ceduto è molto minore...ma credo inoltre che è molto difficile dissipare calore con questi tubi...se dovrà utilizzare una soluzione carbonio+metallo dissipatore
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Quando uno di questi progetti raggiunge un traguardo "interessante" per fare notizia vengono tralasciati dati fondamentali che i ricercatori tendono a non rilasciare per far parlare del proprio progetto ed ottenere finanziamenti ulteriori.
Nessuno ha ancora commentato sul singolo 1ghz come traguardo abbastanza poco promettente al momento.
Notizia interessante, ma lascia il tempo che trova...
Ci sono aziende che spingono tantissimo sulle ricerche in materia, ma siamo ancora lontani da un utilizzo industriale, principalmente per problemi legati ai processi produttivi (si sa che funzionano, il problema è realizzare i chip). In quest'ottica vedo bene anche le ricerche sui nanotubi come interconnessione perchè credo che i processi produttivi si possano riciclare anche per la realizzazione dei tanto sospirati MOSFET a "gate all around".