Nel panorama tecnologico attuale le tecniche di litografia rivestono
un ruolo di particolare importanza, in quanto sono basilari per la realizzazione
dei moderni processori. Lo sviluppo e l'affinamento di queste tecniche permetterà
di realizzare processori e chip via via migliori, più piccoli, meno dispendiosi
dal punto di vista energetico e più veloci.
Intorno alle tecniche di litografia stanno lavorando
i ricercatori della Purdue School of Nuclear Engineering assieme agli Argonne
National Laboratories statunitensi, i quali indagano la possibilità
di impiegare in maniera opportuna tecniche attualmente già utilizzate
per la produzione di energia sfruttando le reazioni di fusione nucleare. Lo
scopo è quello di realizzare un plasma dal quale sia possibile originare
un raggio estremamente sottile adatto alle tecniche di nanolitografia.
Le tecniche di litografia attualmente utilizzate si basano sull'impiego della
luce ultravioletta per creare le microscopiche incisoni nel substrato dei chip,
in un processo chiamato fotolitografia che prevede la proiezione dell'immagine
di una maschera su un materiale fotosensibile, ed incidere tramite un processo
chimico il pattern risultante.
"Non è possibile realizzare dispositivi più piccoli usando
la convenzionale litografia, quindi dobbiamo trovare strade che ci consentano
di creare raggi con una lunghezza d'onda ancor più piccola" ha dichiarato
Ahmed Hassanein, a capo del progetto. Le nuove tecniche di nanolitografia
saranno necessaria per il progresso della tecnologia e per estendere ulteriormente
la legge di Moore.
L'impiego di un plasma per le tecniche di nanolitografia consente di generare
una radiazione UV estrema con una lunghezza d'onda di 13,5 nanometri,
corrispondente a meno di un decimo di quanto ottenibile con le tecniche di fotolitografia
correntemente impiegate. Il team di ricerca è ora impegnato a trovare
un modo per migliorare l'efficienza di due tecniche per la produzione del plasma,
una basata sull'impiego di luce laser e una che fa uso di corrente elettrica.
In entrambi i casi, però, solamente l'1%-2% dell'energia impiegata può
essere convertita in plasma. Un'efficienza di conversione di tale ordine di
grandezza implica la necessità di disporre di più di 100 kilowatt
di potenza per poter dar luogo a questo tipo di litografia, il che crea tutta
una serie di problemi di ingegnerizzazione. Il team sta cercando di ottimizzare
l'efficienza di conversione e di risolvere i problemi di progettazione annessi.
Il progetto di ricerca prevede l'impiego di una particolare simulazione chiamata
HEIGHTS - High Energy Interaction with General Heterogeneous Target System
- sviluppata dal team guidato dal professor Hassanien. HEIGHTS opera sui
supercomputer dell'Argonne National Laboratory ed una sessione di simulazione
può impiegare anche qualche mese prima di poter giungere a conclusione.
Il plasma è, in estrema sintesi, un gas ionizzato in grado di condurre
elettricità. Questa particolare caratteristica permette di poter impiegare
opportuni campi magnetici per modellare e controllare il plasma, formando così
raggi, filamenti o altre strutture. Nei reattori sperimentali di fusione vengono
utilizzati proprio i campi magnetici per evitare che il plasma venga a contatto
con le pareti metalliche del sito di contenimeto.
In questo caso HEIGHTS è in grado di simulare l'intero processo dell'evoluzione
del plasma: il laser interagisce con un materiale bersaglio, il quale evapora,
si ionizza e diventa un plasma. La simulazione inoltre mostra cosa accade quando
le forze magnetiche modellano la nuvola di plasma in un punto di più
piccolo diametro per generare i fotoni. Gli strumenti di simulazione combinano
computazioni della fisica dei plasmi, trasporto di radiazioni, fisica atomica,
interazioni plasma-materiale e magnetoidrodinamica e consentono di approntare
in maniera ottimale le fasi di test per la verifica dei risultati.
Il progetto è già stato oggetto di attenzione sia da Intel,
sia da Sematech, un consorzio di aziende nato con il preciso scopo di promuovere
il progresso nelle tecnologie destinate alla realizzazione di chip, processori
e computer. |
Secondo me la "legge" di Moore è più economica che altro, per restare inpiedi l'industria informatica ha bisogno di una forte evoluzione. Semplicemente altrimenti le vendite calerebbero di brutto (e questo ovviamente porta a una diminuzione della spesa per la ricerca che porta ad ancora meno evoluzione etc etc)
Personalmente sono abituato a cambiare il PC quando con la stessa cifra posso comprarne uno 3-4volte più potente, con i ritmi attuali avviene ogni 3 anni. Se mettiamo un raddopio della legge di Moore io dovrei comprare un PC ogni 6 anni cioè 1 invece di 2. (quasto concetto credo sarebbero in molti a usarlo anche in ambienti differenti e tempi di adattamento differente)