I ricercatori dei laboratori HP hanno creato una nuova architettura di interconnessione
programmabile nanowire, indicata con la sigla FPNI (field programmable nanowire
interconnect), una variazione della tecnologia FPGA che potrebbe andare oltre la ben nota
la legge del Moore. Sulla carta questa tecnologia permetterebbe, infatti, di integrare un
numero superiore di transistor sino a 8 volte rispetto a quanto attualmente disponibili
con chip FPGA standard costruiti con tecnologia a 45 nanometri.
Stan Williams, Senior Fellow e director in HP , ha dichiarato in questo
comunicato stampa:
As conventional chip electronics continue to shrink, Moore’s Law is on a
collision course with the laws of physics. Excessive heating and defective device
operation arise at the nanoscale. What we’ve been able to do is combine conventional
CMOS technology with nanoscale switching devices in a hybrid circuit to increase effective
transistor density, reduce power dissipation, and dramatically improve tolerance to
defective devices.”
Gli attuali circuiti integrati di tipo FPGA utilizzano dall'80 al 90% del loro CMOS per
il routing del segnale, lasciando una parte relativamente piccola per transistor
utilizzati per processare la logica. Con il nuovo approccio FPNI, tutti i funzionamenti di
logica saranno realizzati nel CMOS (complementary metal oxide silicon) mentre la maggior
parte del routing del segnale avverrà in una struttura nanoscale crossbar switch che
sarà posizionata in cima al CMOS.
Il crossbar è collegato al CMOS usando la tecnologia sviluppata da Dmitri Strukov e da
Konstantin Likharev dell'università Stony Brook University di New York. Il nuovo metodo
FPNI vanta benefici numerosi compresa la possibilità di integrare un numero molto più
elevato di transistor, bilanciando il tutto con un consumo più basso.
La prima implementazione della nuova tecnologia, che utilizza collegamenti crossbar da
15 nanometri combinati a chip CMOS da 45 nanometri, con un approccio molto conservativo
per il chip, dovrebbe vantare un livello di complessità tale da essere equiparabile ad un
salto di tre generazioni della International Technology Roadmap for Silicon, senza per
questo dover richiedere una diminuzione del processo produttivo utilizzato per la
costruzione dei transistor.
Questo implica che utilizzando l'architettura FPNI con crossbar a 15 nanometri su un
chip costruito con tecnologia a 45 nanometri permetterebbe, a parità di dimensioni, di
integrare sino a 8 volte il numero di transistor utilizzabile senza questa tecnologia. I
ricercatori ritengono che tale tecnologia potrà venire attivamente utilizzata a partire
dal 2010.
Un modello basato su architettura crossbar da 4,5 nanometri, con chip CMOS da 45
nanometri, è già stato presentato. Un approccio di questo tipo, atteso al debutto non
prima del 2020, permetterebbe di integrare lo stesso numero di transistor di quanto oggi
accessibile con tecnologia a 45 nanometri, utilizzando però un'area pari a solo il 4% di
quella occupata oggi con le tecnologie a disposizione. |
Sbaglio o questa è una notizia mostruosa?!
Roba da far impallidire le road map intel e amd messe assieme