Con un articolo pubblicato sul prestigioso periodico "Nature", Intel ha
annunciato di aver realizzato il primo laser ad onda continua basato su tecnologia CMOS
(la stessa impiegata per la realizzazione dei circuiti integrati presenti nei comuni
microprocessori).
Grazie a questa tecnologia sarà possibile, in futuro, portare le velocità di
trasferimento tipiche dei laser (circa 300.000.000 di metri per secondo) all'interno dei
personal computer. Il campo di applicazione che una simile innovazione potrebbe avere è
vastissimo: si va dall'interconnessione di processori e controller ad alta velocità fino
alla medicina (in cui i laser sono già impiegati da tempo).
Già in passato il Photonics Technology Lab di Intel, diretto da Mario Paniccia, si era
concentrato sulla possibilità di trasmettere segnali luminosi attraverso il silicio.
Proprio le proprietà intrinseche della struttura policristallina di questo elemento
(tetravalente, forma legami tali da disegnare veri e propri cubi, detti
"cristalli") consentono di amplificare la luce che lo attraversa.
Purtroppo l'interazione tra fotoni (unità fondamentale ed indivisibile della luce) e
atomi di silicio può dare origine ad un fenomeno quanto-meccanico, l"two-photons
absorption". Due fotoni che collidano contemporaneamente con un atomo di silicio
vengono "assorbiti" e la loro energia risulta sufficiente a liberare un eletrone
che, così, non orbiterà più attorno all'atomo ma diventerà un cosiddetto "free
carrier" (portatore di carica libero).
Al seguente indirizzo è disponibile un'animazione flash molto dettagliata, che
illustra al meglio come operi questo processo:
ftp://download.intel.com/technology/silicon/sp/download/Analyst_028.htm
Gli elettroni che si liberano per questo effetto attenuano l'amplificazione fino a
rendere praticamente inutilizzabile il dispositivo. I ricercatori di Intel hanno risolto
il problema grazie all'impiego di un diodo cui ci si riferisce con la sigla P-I-N
(rispettivamente lo strato di silicio drogato positivamente, quello amorfo e quello
drogato negativamente). Applicando una differenza di potenziale al PIN è possibile
allontanare gli elettroni liberi dal percorso dei fotoni migliorando, così, l'efficienza
dell'amplificatore.
Il diodo presentato dai ricercatori Intel si basa sul cosiddetto "effetto
Raman". Negli anni '30 lo scienziato indiano Chandrasekhar Venkata Raman scoprì
interessanti caratteristiche dello spettro di un raggio di luce bianca che aveva
attraversato un particolare materiale: oltre alle bande attese, infatti, Raman osservò la
presenza di alcune componenti di lunghezza d'onda giustificate unicamente dall'interazione
tra i fotoni e gli atomi del materiale attraversato. Le scoperte dello scienziato indiano,
hanno portato a individuare nel silicio un materiale capace di amplificazioni 10.000 volte
maggiori di quelle tipiche della fibra ottica.
Link:
http://www.intel.com/technology/silicon/sp/index.htm
Articolo Nature:
ftp://download.intel.com/technology/silicon/sp/download/nature_cw_laser.pdf
Sui laser ad effetto Raman:
ftp://download.intel.com/technology/silicon/sp/download/nature03273.pdf
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Come non averci pensato prima?