iPhone è un tormentone, lo abbiamo detto nell'articolo
pubblicato nei giorni scorsi. iPhone è un tormentone che non si placa: dopo
l'attesa, dopo la forsennata ricerca di un sistema per "sbloccarlo" e permettergli
di operare anche su reti diverse da quelle di AT&T, adesso si accende la
corsa a ribloccare (chiedo venia per l'orrendo neologismo) il telefono di
casa Apple.
Non è un improvviso senso di colpa ad aver colpito tutti coloro i quali
hanno adoperato una delle svariate pratiche di sblocco, ma semplicemente le
dichiarazioni di Apple secondo le quali il prossimo aggiornamento software del
telefono, previsto fra pochi giorni, potrebbe rendere "completamente inutilizzabile"
il dispositivo.
Le dichiarazioni sono state immediatamente lette come "Apple promette
guerra agli hacker" e la compagnia della Mela si è così
apprestata a rilasciare una nuova precisazione in merito alla vicenda. E'
Phil Schiller, vicepresidente dell'azienda, a spiegare che Apple non farà
nulla in modo proattivo per disabilitare o danneggiare i telefoni bloccati o
oggetto di hacking. In sintesi: l'aggiornamento non verrà prodotto con
il preciso scopo di rendere inutilizzabile il telefono. Schiller precisa che
alcuni dei software e metodi che permettono di sbloccare il telefono e che liberamente
circolano in rete, hanno causato malfunzionamenti e danni al cellulare e che
Apple non può essere ritenuta responsabile per conseguenze di questo
genere.
La posizione, di fatto, è la medesima già espressa per ciò
che concerne l'eventuale sviluppo di applicazioni di terze parti e che abbiamo
avuto modo di sottolineare
in questa notizia. Apple, in sintesi, non terrà conto della presenza
di applicazioni esterne quando si tratterà di dover sviluppare aggiornamenti,
e continuerà sulla propria strada considerando iPhone come essa stessa
l'ha venduto e con le eventuali nuove funzionalità da lei introdotte.
Allo stesso modo, quindi, Apple non si preoccuperà se gli eventuali aggiornamenti
software non dovessero funzionare sui telefoni cellulari sbloccati.
Quella di Apple, tuttavia, pare più una strategia del terrore che
una reale minaccia, per due motivi. Innanzitutto i tribunali USA hanno già
avuto modo di sottolineare come lo sblocco di iPhone non violi il DMCA (Digital
Millennium Copyright Act) ed, in seconda battuta, se Apple dovesse rendere disponibile
un aggiornamento che, intenzionalmente o meno, danneggi prodotti soggetti a
modifiche di terze parti (categoria sotto la quale può rientare, a questo
punto, la pratica di sblocco) potrebbe essa stessa dover riconoscere la riparazione
sotto le condizioni di garanzia.
Nell'affollata giungla delle leggi statunitensi, infatti, vi è anche
la Magnuson-Moss Warranty Act, che si occupa di stabilire norme ben precise
sulla fornitura dei servizi di garanzia da parte di un'azienda. In particolare,
tra le varie norme contenute nella legge, ve ne è una che vieta all'azienda
che fornisce un prodotto di invalidare la garanzia qualora tale prodotto sia
soggetto a modifiche non distruttive da parte di terzi.
In termini più semplici e circostanziati alla vicenda: la pratica di
sblocco non viola il DMCA, pertanto può essere considerata una semplice
modifica "migliorativa" di iPhone. Se tale modifica, inoltre, dovesse
dimostrarsi non pericolosa (ovvero non in grado di arrecare malfunzionamenti),
Apple potrebbe essere obbligata a riconoscere la riparazione in garanzia degli
iPhone sbloccati che, a seguito di un aggiornamento software, dovessero risultare
non funzionanti. A meno che, ovviamente, Apple stessa sia in grado di provare
che tali malfunzionamenti siano causati dalla pratica di sblocco e non dal proprio
aggiornamento software.
Come si può intuire la vicenda è particolarmente complessa ed
intricata. Una interessante ed approfondita analisi in merito è stata
condotta dal sito Phonenews.com,
al quale rimandiamo per un più completo quadro della situazione. |
la faccenda si fa interessante