View Full Version : Teatro Brancaccio Roma: Gigi Proietti sostituito da Maurizio Costanzo, polemiche


Adric
20-07-2007, 16:21
Proietti: è un golpino all’amatriciana

Maurizio Costanzo informa «di aver dato mandato, a seguito delle affermazioni di tal Michele Lo Foco, al proprio legale di sporgere querela nei suoi confronti». Lo Foco, coordinatore del Dipartimento cultura e spettacolo di Forza Italia si è espresso in maniera molto critica sul comportamento di Costanzo e sulla sua gestione del suo teatro, il Parioli, criticando la sua improvvisa nomina al Tratro Brancaccio di Roma, al posto di Gigi Proietti. «A me, personalmente mi provocano dei danni enormi, io avevo due spettacoli in produzione al Brancaccio, ma è chiaro che io non mi metto a fare uno spettacolo, a lavorare sotto la direzione artistica di Costanzo, me faccio frate, prima! È stata una cosa talmente fulminea, un golpino all’amatriciana. È mia intenzione fare una serata simbolica di occupazione del teatro con canzoni e sketch, che s’intitolerà "Godiamoci gli ultimi istanti del Brancaccioo"». Il sindaco Veltroni si è dichiarato «molto colpito, amareggiato e sconcertato dalla vicenda del Brancaccio, è un atto sconcertante che in una notte tutto sia stato liquidato senza nemmeno una telefonata a Gigi o a noi. Se una cosa possiamo dire e che l’esperienza del Brancaccio continuerà, non importa dove, ma continuerà». Oltre alla solidarietà bibartisan (dai forzisti Gardini, Lo Foco e Giro, come dai diessini), molti artisti si sono uniti a Proietti. Per Michele Placido è stata «una caduta culturale di cui ci renderemo conto solo tra qualche anno». E Lino Banfi dal Giffoni Festival ha detto di «esserci rimasto malissimo». I fan di Proietti sono in rivolta: su www.proveperunsito.it, esprimono tutta la loro indignazione invitando a disdire l’abbonamento al Brancaccio in segno di protesta. Da parte sua Costanzo dice che non parteciperà «a questi inutili botta e risposta. Non ho fatto in tempo ad avvertire Proietti e per me ora è il momento di cominciare a lavorare». spettacoli@iltempo.it

giovedì 19 luglio 2007
(www.iltempo.it)

..............................
A proposito del lavorare di Costanzo, Travaglio scrive
"Maurizio Costanzo, essendo praticamente disoccupato visto che lavora solo per Rai, Mediaset, Sky, Messaggero, Libero, Riformista, Panorama, Telecom, ministero delle Comunicazioni, una dozzina di enti locali e P2, ha assunto la direzione del teatro romano Brancaccio (in aggiunta al Parioli e alla Sala Umberto) sfrattandone Gigi Proietti: ora prepara un cartellone a base di Maria de Filippi con tronisti e squinzie al seguito, senza dimenticare Platinette, perché a lui Pirandello gli fa un baffo."

John Kinsella
20-07-2007, 17:38
M'hai fregato, volevo aprirlo io, ma l'importante e' che qualcuno lo abbia fatto. Io trovo la cosa assoltuamente scandalosa, anche perche' Proietti il Brancaccio lo ha fatto letteralmente resuscitare, formando oltretutto una scuola d'attori negli ultimi vent'anni davvero notevole. Costanzo cosa fa, invece: Lungomare con i ragazzi di Amici, protagonista una ex del grande fratello.

Non credo ci sia bisogno di commentare oltremodo.

Supporto a Proietti.

DickValentine
20-07-2007, 20:19
Possibile che nulla possa fermare il delirio di onnipotenza del baffo? Vuole proprio che dopo la morte lo ricordino come il re della spazzatura:rolleyes:

andrea
20-07-2007, 21:24
Che tristezza lo ho saputo solo ora leggendo qui, veramente scandaloso!

Wakka on the field
20-07-2007, 22:50
Ma se Maurizio Costanzo (che fa schifezze in tv, ok...) è di così scarso valore perché nel cartellone preparato sotto la direzione artistica di Proietti è presente un suo spettacolo? (il primo)

O Maurizio Costanzo sa anche scrivere spettacoli teatrali o Proietti non capisce nulla di teatro. Tertium non datur.

Se ne facciamo una questione di correttezza, opportunità etc. etc. va bene, ma pensare che Costanzo sia solo quello dei tronisti e del Grande Fratello è un po' miope.

Giant Lizard
20-07-2007, 23:01
..............................
A proposito del lavorare di Costanzo, Travaglio scrive
"Maurizio Costanzo, essendo praticamente disoccupato visto che lavora solo per Rai, Mediaset, Sky, Messaggero, Libero, Riformista, Panorama, Telecom, ministero delle Comunicazioni, una dozzina di enti locali e P2, ha assunto la direzione del teatro romano Brancaccio (in aggiunta al Parioli e alla Sala Umberto) sfrattandone Gigi Proietti: ora prepara un cartellone a base di Maria de Filippi con tronisti e squinzie al seguito, senza dimenticare Platinette, perché a lui Pirandello gli fa un baffo."

uahauahauhauahauhau spettacolo :rotfl:

quand'è che il Costanzo lascia la tv? -.-

Adric
21-07-2007, 20:39
INTERVISTA ESCLUSIVA A GIGI PROIETTI DOPO L'ESCLUSIONE DAL BRANCACCIO

“La frittata è fatta. Ma le uova non le ho rotte certo io”

di Stefano Corradino
“Una vicenda dolorosa. Una delusione profonda. Sto pensando se mi convenga mollare. E fare solo alcuni spettacoli da qualche parte. Queste cose uccideremo un toro”. Gigi Proietti, storico direttore del Teatro Brancaccio che ha portato ad essere il quarto teatro italiano come presenze di pubblico rivela, nell’intervista rilasciata al sito di Articolo21 tutta la sua amarezza per la decisione della proprietà di sostituirlo, oltretutto senza alcun preavviso, con Maurizio Costanzo. “Che poi quello magari finisce per portarsi via anche il Globe Theatre. E poi si mette pure a recitare...”

Proietti, è vero che la notizia della sua estromissione dal Brancaccio l’ha saputa dalle agenzie stampa?
Me possino cecà! Lo giuro.

E non aveva il benché minimo sentore che…
Assolutamente no. Si figuri che con il “grande anchorman” ci avevo discusso tre giorni prima, parlando di una delle date possibili di un suo spettacolo da mettere in cartellone. Lui era chiaro che già lo sapeva ma ha fatto finta.

E tre giorni dopo la notizia. Fuori Proietti dentro Costanzo
Prima ancora che finissero le trattative tra comune e teatro per il rinnovo dell’affitto all’improvviso la proprietà ha bloccato la trattativa comunicando questa decisione.

Un fulmine a ciel sereno.
Per questo l’ho chiamato “golpino all’amatriciana”.

Subito le polemiche. Di chi è la colpa. Il ruolo della politica…
E’ una delle cose che deploro di più. Il tentativo velato ma neanche tanto (e più lo affermo e più non lo riportano) di strumentalizzare politicamente anche questo: e allora lo chiarisco una volta per tutte: Veltroni è stato l’artefice del successo del Brancaccio.

Ieri dalle agenzie stampa, avrà letto l’altra notizia che la riguarda, questa volta positiva. Il Brancaccio da lei diretto è il quarto teatro italiano in termini di pubblico.
Dopo solo sei anni di attività è un risultato che ci gratifica moltissimo. Abbiamo trovato un teatro in abbandono, sfasciato, senza riscaldamenti né impianti elettrici. Ed è diventato uno dei primi in Italia. Lo dico senza retorica ma è merito di tutti, dal cassiere al direttore amministrativo. Gestire il Brancaccio, una bestia di teatro da 1400 posti è un lavoro pazzesco.

Ora toccherà a Costanzo. A proposito, nessuna telefonata da parte sua? Sua di lui s’intende…
No, ma a questo punto sono io a non avere granchè voglia di parlarci. D’altronde lui ha detto che ha molto da fare per telefonarmi. E che solo lui? Io devo andare in vacanza. Che è cosa ben più importante che parlare con Costanzo. E poi non ho voglia di polemizzare con lui anche perché io ho fatto spesso critiche contro enti istituzioni, teatri stabili non contro una persona singola. E poi a che servirebbe. Ha trovato lo zuccherello figuriamoci se lo molla…

Lei non entra in polemica ma la gente sì, a Roma parlando con numerosi cittadini questo boccone non lo mandano giù.
La solidarietà che mi è giunta in questi giorni la trovo straordinaria e mi gratifica davvero. A parte quella dell’ambiente teatrale. Che poi io non sono uno così incline agli “ambienti”, sono un istrice, un cane sciolto…

La stampa ha dato subito ampio risalto alla sua vicenda.
Sì, ma a parte la cronaca mi sarei aspettato qualche opinione in più. Anche negativa nei miei confronti. Voi giornalisti troppo spesso non esprimete le vostre opinioni.

Per me è stata una porcata.
Grazie. Questa è un’opinione.

O per usare un termine a lei familiare, è stata una pessima “mandrakata”.
E’ stata peggio. Mandrake era un personaggio simpatico che non aveva retropensieri alle spalle. Se approfittava di qualche truffetta lo faceva per andarsela a giocare ai cavalli. Ma qui la cosa è diversa. Perché siamo in un paese nel quale si continua a non pensare a quelli che sono i nostri interlocutori. Che per me sono gli spettatori, leggasi cittadini. Mi sembra diventato il paese delle sedie di Ionesco. Con i vecchi che preparano le sedie perché deve arrivare l’usciere capo, e poi l’ingegnere capo, il dentista capo… L’Italia è il paese delle nomine, che poi una di queste nomine la si eserciti o meno non importa.
Comunque, ci tengo a dirlo, anche tornando ai giornalisti. Non pretendo che su un caso del genere si faccia una qualche professione di lealtà. Si tratta sempre di teatro, non è la Telecom, la Fao o la Bnl. Ma per me è stata la mia vita.

E se cambiassero idea? E dopo tutti gli attestati di stima decidessero di riconfermarla?
Non penso, ormai la decisione è stata presa. E poi se tornassero indietro non so se finirei per accettare. La vicenda mi ha molto amareggiato. Ma ormai la frittata è fatta. E le uova non le ho certo rotte io.

Lei ci scherza sempre su. Ma si avverte che la delusione è stata profonda.
Molto. Dolorosa soprattutto. Sto pensando se mi convenga mollare. E fare solo alcuni spettacoli da qualche parte. Queste cose ucciderebbero un toro.

Ieri su Repubblica Michele Serra parlando di Proietti e Costanzo affermava che il primo è un lavoratore vecchio stampo e l’altro un manager multimediale. Si riconosce nella classificazione?
Completamente. E devo ringraziare Serra per il pezzo che ho apprezzato molto, ma anche Augias e Scalfari che mi inviato una mail... Sono d’accordo quando parla dell’attore di teatro come l’uomo comune che campa del suo lavoro. Di là c’è il potere, un potere anche un po’ trasversale per la verità.

Traversale… politicamente?
Beh, insomma. Ogni volta che leggo un giornale c’è l’opinione di Costanzo. Se scrive su un giornale di sinistra è un’opinione di sinistra, se scrive di là è un’altra opinione.

Costanzo passa come uomo di sinistra
Come passa è un problema suo. Io di sinistra lo sono e non cerco di dimostrarlo. Sono nato in una famiglia di sinistra e continuo ad esserlo anche se in questi ultimi tempi non sono sempre d’accordo su molte scelte. Ma l’importante per me è che di sinistra sia io, gli altri facciano quello che vogliono.

Parlavamo del potere. Varrà anche per il teatro la celebre frase di Andreotti: “il potere logora chi non ce l’ha”.
Ma a me piace questo logoramento. Il potere a me non interessa, e poi è una rogna, è faticoso.

In questo momento è la tv che domina il teatro. Lo scriveva sempre Serra.
E’ vero. Quando io avevo il mio laboratorio, per 16 anni di recitazione, lavoravo nel luogo naturale dove si recita: in teatro. Questi i laboratori li fanno con la pubblicità in mezzo, non sono laboratori sono show. Insomma si sarà capito che a me questo sistema non piace.

Adesso che succederà?
Per me niente. Non so più dove fare gli spettacoli che avevo messo in cartellone. E questo dei danni me li ha procurati, e sono matematicamente certo che nessuno mi risarcirà… Avevo scritto una lettera ai giornali per dirlo. Poi non l’ho più spedita.

Perché?
Non mi sembrava il caso.

Cos’altro diceva nella lettera?
Che non vorrei che Costanzo mettesse le mani anche sulle mie scelte future. Quello magari finisce per portarsi via anche il Globe Theatre. E poi si mette pure a recitare...

corradino@articolo21.info

21/07/2007
(articolo21.info)

Adric
22-07-2007, 20:53
Il golpe del Brancaccio distrugge il mito di Costanzo

Alla rete le dietrologie su Costanzo non sono nuove (visto il soprannome che lo vede ribattezzato Ciccio Baffo e stroncato in ogni dove). Anche a Tvblog non ci siamo andati giù leggeri, dai tempi di un altro golpe che vide il giornalista più potente della Tv mettere le mani sulla fascia di Verissimo imponendoci il suo Buon Pomeriggio. Ma le polemiche che imperversano sull'affaire Brancaccio hanno definitivamente minato la sua immagine pubblica, cancellando anni di onorata carriera e tutti i suoi meriti da apripista-innovatore. Da qualche anno a questa parte, ormai, Costanzo è solo il boss e non più il decano, per via di una metamorfosi professionale che ha tirato fuori il Mr.Hyde defilippico dallo stimato Dr.Jekyll. Se ci perdonate una duplica metafora letteraria, è un po' come trovare il mostro di Frankenstein da una parte e Maria dall'altra, nel ruolo dell'archetipico Dr. Faust.
La stessa Repubblica di oggi ci va giù pesante, a partire da un articolo di cronaca che vede lo stesso Leo Gullotta andare contro il suo influente protettore:

"Man mano che passano i giorni, il balletto di poltrone consumato sul Brancaccio perde i contorni di una pittoresca querelle tra un attore e un giornalista, per assumere quelli di una manovra di potere, un episodio legato alle camarille e massonerie che rendono difficile la vita alle persone di qualità. Da una parte c'è Proietti, forte della sua arte, senza padrinati politici. Dall'altra c'è Costanzo che ha giocato sulla potenza".

Un impero, quello di Costanzo, che conta un fatturato davvero clamoroso e finalmente divulgato. Al Parioli da diversi anni, con una doppia gestione teatro e tv, può contare su una serie di società fruttuose, dalla Mmc-comunicazioni alla recente Giacarante che ha realizzato Parlami di me, lo spettacolo autobiografico di Christian De Sica. Ma soprattutto Costanzo possiede il 30% della Fascino srl, la casa di produzione che beneficia dei successi di Maria De Filippi (stranamente in possesso del solo 20%, perché il restante 50% è della Rti-Mediaset). Per capire la forza della Fascino, nell'ultimo anno si è registrato un utile di 906 mila euro.

Bastano queste cifre a motivare il calibro di Maurizio Costanzo che, invece, in qualità di direttore artistico del Parioli ci guadagna poco e nulla (visto che in una stagione fa incassi da teatro medio, 679.000 euro per 52mila spettatori contro i 195 mila del teatro Brancaccio, che vanta oltre 5 milioni di incassi e 300mila euro di finanziamenti ministeriali).
C'erano, dunque, tutte i presupposti per cui anche un'illustre penna come Michele Serra avrebbe osato distruggere il mito di Costanzo (e gliene va un sentito plauso per il coraggio dimostrato):

"Lo scontro tra il soccombente Proietti e lo stravincente Costanzo, come potete capire, è la lotta impari tra un lavoratore di vecchio stampo e un manager multimediale. Ed è la metafora di ciò che accade anche altrove: la televisione che si mangia il teatro. Ed è anche lo scontro tra due Rome, tutte e due formalmente "di sinistra", ma una (Costanzo) evidentemente anche di centro e di destra, vista l´abilità del conduttore di consigliare Berlusconi e di partecipare a quelle assise conventuali che raccoglievano le migliori menti progressiste.
Ad ogni modo, e per farla breve: so che non è la stessa cosa, ma mi offro di telefonare io a Proietti per scusarmi a nome di Costanzo, che non ha avuto il tempo. E per dirgli, stavolta a nome mio, quanto mi dispiace che il Brancaccio non sia più il suo teatro".

postato da Lord Lucas il venerdì 20 luglio 2007

(www.tvblog.it)

------------------------------


Costanzo rinuncia al Brancaccio
«A Proietti auguro il meglio»

ROMA (22 luglio) - Maurizio Costanzo rinuncia al Brancaccio. «Dopo solo sei giorni alla direzione artistica del Teatro Brancaccio propostami da Alessandro Longobardi, che ringrazio, in rappresentanza della proprietà. Rinuncio - spiega - a conferma che non c'è stato mai complotto o scippo e così nessun mio interesse economico». Costanzo ha anche aggiunto: «Desidero fare molti auguri alle Compagnie in cartellone, in buona parte da me incontrate e nei confronti delle quali cercherò, nelle mie possibilità, di fare promozione. Mi occuperò della Associazione "Voglia di Teatro" che riunisce più di 25 esercenti di grandi teatri privati. La mia attività in teatro parte dal 1965. Perciò ognuno ha la sua storia. Solidarietà a Gigi Proietti al quale auguro il meglio».

Ha fatto bene, secondo Giuseppe Giulietti portavoce Articolo21 Maurizio Costanzo, a mettere fine «ad una situazione che si stava facendo sempre più incomprensibile e insostenibile. Non sappiamo cosa decideranno di fare i proprietari del teatro Brancaccio ma sicuramente loro e non solo loro hanno contribuito a mandare in scena una delle peggiori rappresentazioni di questa stagione. Gigi Proietti, Brancaccio o non Brancaccio , sarà presto chiamato a ricoprire il ruolo che merita nel teatro e nello spettacolo italiano». Giulietti in una nota, ringrazia infine le migliaia di persone che hanno risposto all'appello lanciato dai lavoratori del teatro Brancaccio e che hanno sottoscritto i messaggi di solidarietà raccolti dall'associazione Articolo21 e che hanno superato, in pochissime ore le 10 mila adesioni.

Parole di apprezzamento per il gesto di Costanzo sono arrivate anche dal sindaco di Roma. La decisione di Maurizio Costanzo «è un atto di responsabilità e di realismo che per quanto mi riguarda chiude un episodio che ha destato amarezza e preoccupazione». Afferma Walter Veltroni. «Il teatro Brancaccio - aggiunge il primo cittadino - è diventato in questi anni una grande realtà della vita culturale di Roma. Il lavoro che abbiamo fatto con Gigi Proietti e da noi con lui ha restituito alla città un teatro di essere capace popolare e di qualità. I grandi risultati di questi anni sono d'altra parte testimoniati dalla bellissima manifestazione di solidarietà che si è espressa in queste ore da parte di cittadini e del mondo del teatro. Ora ci sono le condizioni perchè la bellissima esperienza di Gigi continui laddove si è fermata. Il comune è impegnato come è stato in questi anni per questo obiettivo così come per lo sviluppo dell'intero sistema teatrale e del teatro in periferia».

Ma la vicenda non è certa chiusa. Resta il dilemma se la proprietà del Brancaccio riaffiderà il teatro a Proietti, dal momento che proprio della proprietà è stata la scelta di offrire la direzione a Costanzo togliendola a Gigi Proietti che era in carica nella stagione appena conclusa. Ma forse inevitabile vista la sollevazione popolare in favore di Mandrake-Proietti che negli anni scorsi a suon di spettacoli brillanti aveva fatto rinascere lo storico teatro dell'Esquilino. Costanzo aveva subito accettato la «improvvisa e gradita proposta», dimenticando - e qui è stato il suo grande errore, almeno a quel che è dato sapere di questa storia - di avvisare Proietti, gesto questo che gli è stato fatale per il crollo di immagine. «Propongo un gemellaggio con il Parioli, basta con le polemiche, sono già al lavoro» aveva detto nei giorni scorsi Costanzo mentre attorno a lui si faceva il vuoto e gli voltavano le spalle anche presunti amici tutti accorsi invece da Proietti scippato della sua creatura.

Si è venuto a sapere che il contratto di affitto, stipulato con il Comune di Roma nell'anno 2000 con la Avana, «si è consensualmente risolto alla data del 31 Dicembre 2006» e che non essendo intervenuto alcun accordo con l'Associazione Teatro di Roma ed, anzi, essendo naufragata ogni trattativa, Alessandro Longobardi, tenuto conto della necessità di garantire, da subito, la continuazione delle attività ha ritenuto di assumere la direzione organizzativa del Teatro Brancaccio affidandone la direzione artistica a Costanzo. E inoltre che il Comune e la Politeama S.r.l. (la società di Proietti) si erano impegnate a lasciare il Brancaccio «libero e vuoto da persone e/o cose alla data del 30 Giugno 2007» e che «su richiesta del Comune di Roma, il termine era stato ulteriormente spostato al 30 Luglio 2007». Dunque l'addio di Proietti era già stato ampiamente deciso e annunciato.
(Il Messaggero)

majin mixxi
22-07-2007, 21:01
Costanzo si è accorto che quest'ennesima figura di merda gli sarebbe costata forse troppo

RiccardoS
23-07-2007, 08:37
.... a lavorare sotto la direzione artistica di Costanzo, me faccio frate, prima! ...

LOL! :D Grande Giggi!!! :D


A proposito del lavorare di Costanzo, Travaglio scrive
"Maurizio Costanzo, essendo praticamente disoccupato visto che lavora solo per Rai, Mediaset, Sky, Messaggero, Libero, Riformista, Panorama, Telecom, ministero delle Comunicazioni, una dozzina di enti locali e P2, ha assunto la direzione del teatro romano Brancaccio (in aggiunta al Parioli e alla Sala Umberto) sfrattandone Gigi Proietti: ora prepara un cartellone a base di Maria de Filippi con tronisti e squinzie al seguito, senza dimenticare Platinette, perché a lui Pirandello gli fa un baffo."

Il bello è che tutte queste cose che fa, hanno successo... :muro:

a parte questo... sarei curioso di sapere con quali enti locali collabora e soprattutto... perchè!?!? :eek: :mbe: :confused:

P2... guarda caso! strano eh? :rolleyes:

Harvester
23-07-2007, 12:49
E inoltre che il Comune e la Politeama S.r.l. (la società di Proietti) si erano impegnate a lasciare il Brancaccio «libero e vuoto da persone e/o cose alla data del 30 Giugno 2007» e che «su richiesta del Comune di Roma, il termine era stato ulteriormente spostato al 30 Luglio 2007». Dunque l'addio di Proietti era già stato ampiamente deciso e annunciato.
(Il Messaggero)

ma insomma....lo sapeva o non lo sapeva?

Adric
23-07-2007, 13:22
23/7/2007 (8:7) - INTERVISTA

Il patron Longobardi
"La vera storia ve la racconto io"

MICHELA TAMBURRINO
ROMA
La vera storia sulla polemica di queste ultime settimane che ha visto in singolar tenzone Gigi Proietti e Maurizio Costanzo per il palcoscenico del Brancaccio, può essere raccontata solo dal vero protagonista della storia stessa, l’avvocato Alessandro Longobardi, proprietario del Teatro Brancaccio, accusato di aver cacciato il bravo attore per dare lavoro al bravo presentatore. Ma le cose, secondo Longobardi, non sono andate come si è letto in questo caldo fine settimana.

Avvocato Longobardi, allora come si è consumato veramente «Quer pasticciaccio brutto de via Merulana»? Perché ha cacciato Proietti per prendersi Costanzo?
«Il fatto è che il mio contratto d’affitto con il Comune di Roma è scaduto senza che fossero decisi alcuni passaggi basilari per il proseguimento del nostro rapporto. Il contratto sarebbe scaduto già il 31 dicembre del 2006, poi fu scelto di congelare il tutto per un anno e di rimando in rimando, siamo arrivati all’altra settimana. La realtà è che il contratto, discusso per il Comune dal Teatro di Roma e che vedeva anche il Teatro dell’Opera coinvolto nella gestione con la società di Gigi Proietti, non era più legale perché una norma non fu più approvata».

Allora la responsabilità di tutto il pasticciaccio è del Comune di Roma?
«Questa è una storia di rimandi infiniti e di teatranti che stanno sulla brace. Vai a spiegare alle compagnie che non vedono firmati i loro contratti che devono ancora aspettare? Allora due settimane fa, quando vedevano che nulla si muoveva, hanno incominciato a tempestare Proietti di telefonate per capire che cosa ne sarebbe stato di loro. Proietti a tutti rispondeva che il Comune di Roma aveva garantito la soluzione del problema, che però risolto non era. La stessa cosa diceva a Maurizio Costanzo che aveva un suo spettacolo in cartellone per 7 settimane. Anzi, Costanzo prima se la prese con me, poi, quando gli spiegai i termini della questione, attaccò a chiamare Gigi accusandolo di non essere abbastanza duro con il Comune e di sbrigarsi a risolvere il problema della firma contratti».

E così arriviamo a venerdì 13 e il caso scoppia il martedì 17. Non ci si può stupire se tutto è andato storto.
«Infatti venerdì 13 c’è una riunione con il Comune che doveva essere definitiva ma che lascia tutto in alto mare. Allora io mi alzo e dico che se entro il lunedì successivo non mi arriva un documento serio con la soluzione del problema, mi riprendo il teatro e chi si è visto si è visto».

E loro che fanno?
«Il giorno successivo, il sabato, Proietti chiama Costanzo sul numero segretissimo di Ansedonia e gli dice che è tutto a posto, però Costanzo avrebbe dovuto spostare il suo spettacolo da novembre a inizio ottobre per tenerlo in scena non più 7 settimane ma solo 5. Consideri che l’inizio di stagione è un periodo teatralmente molto difficile».

E perché Proietti avrebbe fatto questo?
«Gli disse candidamente che gli avevano spostato le riprese del Maresciallo Rocca e che gli si creava un buco proprio nel periodo destinato a Costanzo e dunque quelle settimane gli servivano per mettere in scena il suo di spettacolo».

E Costanzo come ha reagito?
«Apriti cielo. Quando ha scoperto di dover slittare e di doversi accorciare si è offeso mortalmente. “Ma come, io sto ad Ansedonia in pace e quello mi chiama per dirmi che mi vuole spostare lo spettacolo?”. Io invece torno dal mare il lunedì quando mi dicono che è arrivato un plico dal Comune nel quale mi chiedono di rinviare la riconsegna del Teatro di un anno, alle medesime condizioni di prima a patto che il Comune stesso deliberi in questo senso. Visto che la stessa cosa era successa due anni fa e l’anno scorso e che così facendo mi avevano fatto saltare un contratto molto vantaggioso con una società di musical, io decido di prendere in mano la situazione e di fare il direttore del teatro. A quel punto avrei dovuto trovare un bravo direttore artistico. In quel mentre mi chiama Costanzo e mi chiede se può finalmente firmare il suo contratto. Io gli racconto le ultime battute e gli chiedo: “Ma tu ti sentiresti di fare il direttore artistico?” E lui mi dice di sì».

E la stessa cosa non la poteva chiedere a Proietti?
«Questa stessa proposta per primo l’avevo fatta a lui, tempo addietro. Ma Gigi non ne voleva sentir parlare perché preferisce essere libero e perché, secondo me, lui si sentiva fortissimo per l’appoggio del Comune, convinto che non l’avrebbe mai lasciato solo. Invece il sindaco non gli ha mai fatto promesse precise. Il Comune aveva accettato la mia decisione di prendere Costanzo anche perché Veltroni lo riteneva un ottimo direttore artistico candidandolo addirittura per il Sistina».

E Poi?
«Poi mancanza di rispetto e arroganza del potere hanno fatto esplodere la bomba. Costanzo mi ha detto: “Guarda che se continua così io mollo. Questi non capiscono che io lo faccio per salvare il Teatro”. E infatti ha mollato. Adesso credo che durante la festa di addio di Proietti al Brancaccio i problemi tecnici per miracolo saranno risolti. Per quanto mi riguarda, posso pure chiudere il teatro di via Merulana per un anno, faccio i lavori di ristrutturazione e poi quando tutti hanno dimenticato, come direttore artistico ci metto chi mi pare».

(La Stampa)

Adric
23-07-2007, 14:18
Ma se Maurizio Costanzo (che fa schifezze in tv, ok...) è di così scarso valore perché nel cartellone preparato sotto la direzione artistica di Proietti è presente un suo spettacolo? (il primo)

O Maurizio Costanzo sa anche scrivere spettacoli teatrali o Proietti non capisce nulla di teatro. Tertium non datur.

Se ne facciamo una questione di correttezza, opportunità etc. etc. va bene, ma pensare che Costanzo sia solo quello dei tronisti e del Grande Fratello è un po' miope.

Per quanto mi riguarda non ho simpatia per nessuno dei due, anche Proietti fa pessima televisione (è in arrivo l'ennesimo sequel de 'Il Maresciallo Rocca'.....).
Entrambi protagonisti di vari spot pubblicitari (il caffè l'uno, la camicia col baffo l'altro).
Per me hanno fatto una pessima figura tutti in questa vicenda, sia loro due, sia Longobardi che il Comune di Roma.
Poi il fatto che sia Forza Italia, che il sindaco Veltroni e il PDS si siano schierati con Proietti dimostra che anche Gigi i suoi sponsor politici ce li ha, anche se Costanzo indubbiamente è uno degli uomini più potenti d'Italia nel settore dell'entertainment, in genere nessuno dice di no a Costanzo. Con una differenza però tra i due.


Il bello è che tutte queste cose che fa, hanno successo...

Non tutte. La differenza è proprio questa. Costanzo si è troppo inflazionato, è quasi ovunque, Proietti no, è molto più amato dal pubblico e dall'ambiente teatrale; Michele Placido in questi giorni aveva ipotizzato la cancellazione del suo spettacolo al Brancaccio come solidarietà a Proietti.
Durante i sei anni della gestione artistica Proietti il Brancaccio è diventato il quarto teatro in Italia per numero di spettatori paganti; un successo innegabile.
Il Teatro Parioli, gestito da Costanzo (nonostante che lui affermi di occuparsi di teatro dal 1965), con una capienza della metà rispetto al Brancaccio, ha un quarto degli spettatori.

A fine anno a Costanzo gli scade il contratto con Mediaset; poichè non è più la macchina di ascolti di qualche anno fa, sa che è probabilmente destinato a un ridimensionamento od economico o di spazio nel palinsesto delle reti berlusconiane. Non c'è da stupirsi perciò del fatto che Costanzo abbia sondato con molto anticipo Sky, Rai, La7 ecc

RiccardoS
23-07-2007, 14:22
Non tutte. La differenza è proprio questa. Costanzo si è troppo inflazionato, è quasi ovunque, Proietti no, è molto più amato dal pubblico e dall'ambiente teatrale;

non tutte? mi spieghi allora come mai continuano a fare merdate come amici, buona domenica, posta per te e le centinaia di altri programmi spazzatura? immagino che sia perchè vengono seguiti!

proietti è molto amato dal pubblico perchè è un attore coi controcoglioni, simpatico e molto bravo. che poi si abbassi a fare pure il maresciallo rocca... vabbè... boh... io non l'ho mai visto e non posso giudicarlo...

lo ricordo in febbre da cavallo ed altri ruoli simili (sketch e similari) e tanto mi basta! :D

Adric
23-07-2007, 15:36
non tutte? mi spieghi allora come mai continuano a fare merdate come amici, buona domenica, posta per te e le centinaia di altri programmi spazzatura? immagino che sia perchè vengono seguiti!


Questo avviene perchè agli sponsor e ai capistruttura delle reti generaliste della qualità e della funzione educativa dei programmi non interessa nulla; gli sponsor in Italia non investirebbero mai su un concerto di jazz (come invece avviene in altre nazioni europee), preferiscono FestivalBar.
Questo perchè in Italia c'è un duopolio sulla tv terrestre Rai-Mediaset; tra le due c'è da anni una concorrenza inesistente che ha abbassato la qualità media e il gusto del pubblico (specie del pubblico che gli anni 60 e 70 non li ha mai vissuti per ragioni anagrafiche).
Ma non solo; RAI e Mediaset nelle tv generaliste si somigliano sempre più; nei telegiornali, nelle presentatrici, nei messaggi promozionali durante i programmi sportivi della domenica sera, nel tipo di programmi (D'Eusanio rispetto alla De Filippi, reality ecc) ecc
Questo significa che ad entrambe è sufficiente essere in utile e non avere contrazioni nel fatturato pubblicitario (e agli altri rimangono le briciole), e che a Mediaset non conviene che la RAI scenda troppo con gli indici d'ascolto e viceversa alla RAI non conviene che Mediaset scenda troppo nell'ascolto (a parte gli ovvi picchi abituali di ascolto come Sanremo, nazionale calcio, finali di coppe, formula 1 ecc)
Se una delle due si trovasse in difficoltà con lo share di ascolto, ciò implicherebbe le ridiscussione dei contratti con gli inserzionisti comuni anche per l'altra.

Il mercato televisivo italiano è così anomalo e malato che RAI e Mediaset comprano per l'italia i diritti di molti programmi che non trasmetteranno mai, solo con lo scopo di non farli comprare a La7, agli altri circuiti e alle tv locali.
Sia a tutti i partiti, nessuno escluso, che ai grandi inserzionisti conviene lo status quo televisivo (cioè che rimanga tutto come è), del quale fa parte anche il quasi monopolio di Sky sul satellitare.

I grandi inserzionisti però non hanno capito che ormai in Italia quasi una famiglia su quattro ha la parabola, e che l'Italia è il paese col maggior numero di piccole emittenti gratuite in chiaro in Europa; e buona parte del pubblico abbonato a Sky non ha capito che non è indispensabile abbonarsi a Sky per vedere qualcosa di diverso da Rai e Mediaset.
Inoltre le rilevazioni sugli indici di ascolto sono fatte in maniera approssimativa e tale da avvantaggiare le solite due (tre con Sky).

Costanzo, Baudo e Vespa hanno un grande potere contrattuale; decine di sponsor, contratti e interessi editoriali in diversi settori, anche se un loro programma fa flop nessuno si permettebbe mai di cancellarlo o di ridurne lo spazio, sono sempre prontissimi a fare cause o querele a chiunque si metta sulla loro strada. E la RAI di cause perse da parte del personale con obbligo di riassunzione ne ha avute parecchie.

Adric
24-07-2007, 14:30
Botta e risposta tra Gigi e la società di gestione dopo la rinuncia di Costanzo. Poi in serata la festa con il pubblico
«Affitto il Brancaccio con i miei soldi»
Controproposta di Proietti a Longobardi che gli offre «solo» la direzione artistica

ROMA — «È un problema d'affitto? Non c'è problema: pago io l'affitto con i miei risparmiucci». L'ennesima puntata della telenovela Proietti-Costanzo vede di nuovo protagonista assoluto il Gigi-Mandrake che, dopo la rinuncia dell'anchorman alla direzione artistica del Brancaccio, rilancia con un'altra proposta alla proprietà del Teatro, annunciata ieri pomeriggio in conferenza stampa: «Proporrò ad Alessandro Longobardi (rappresentante della società Avana che gestisce il Brancaccio, ndr) di accollarmi io la spesa. Gli farò la proposta di un affitto congruo, compatibile anche con le mie possibilità economiche: non c'ho i miliardi, ma qualcosina da parte, dopo tanti anni di lavoro, ce l'ho... diciamo che appartengo a un ceto medio agiato».
Ma Longobardi ribatte: «Non è un problema d'affitto, Gigi! Piuttosto: torna a fare il direttore artistico e noi, come società, ci occupiamo dell'organizzazione e della gestione della sala».
Però Gigi insiste: «No. Se torno, torno anche da gestore: un mestiere difficile, che ho imparato in questi sei anni, da quando arrivai al Brancaccio che era un stamberga, una stalla. Ci ho lavorato sodo e adesso voglio fare anche il gestore, perché so farlo».
Ancora Longobardi: «Anch'io so farlo, tanto che da anni dirigo e gestisco la Sala Umberto (altro piccolo teatro romano ndr). Ma perché, Gigi, insisti tanto? Sei un artista e non credo che il tuo sia un problema di soldi. Non sarà che, dietro questa tua insistenza, si cela una voglia di potere assoluto? Vuoi fare il padrone incontrastato?».
Il «caso Brancaccio» si fa sempre più complicato. E intanto, ieri sera, il palcoscenico di via Merulana ha registrato un nuovo trionfo di Proietti, acclamato dalla sala gremita di fan sfegatati e anche da tanti amici, tra cui Renzo Arbore, Marisa Laurito, Leo Gullotta e Nicola Piovani. Presente anche il sindaco Veltroni che, invitato da Proietti, è salito sul palco dove ha ribadito: «La meravigliosa esperienza con Proietti continuerà e faremo di tutto perché continui in questo teatro, che è la sua casa». Quindi Piovani, anche lui sul palco, ha aggiunto: «Questo è un teatro, non una dependance televisiva». All'ingresso del Brancaccio, un megaschermo con su scritto «Siamo tutti con Gigi» e, già dal pomeriggio, si era formata una lunga coda di gente che voleva assicurarsi un posto (ingresso gratuito) per assistere a quello che doveva essere lo spettacolo d'addio. Ma Gigi ha corretto il tiro: «Doveva essere uno spettacolo d'addio e invece è una festa di ringraziamento a quanti, in questi giorni, tra colleghi, intellettuali e anche qualche politico, mi hanno dimostrato affetto e solidarietà. È un grazie alla città di Roma».
Solo in chiusura dello spettacolo una nota di commozione nel saluto del mattatore: «Arrivederci. Ci rivedremo qui o altrove».
Non rinuncia però, Proietti, a fare battute su Costanzo e, alludendo al fatto che, fino al 30 luglio, è ancora lui nominalmente direttore artistico del Brancaccio, dice: «È comico: mi sono trovato a fare la direzione artistica con un altro. Lui si dimette dalle cariche degli altri... accetta la carica, poi dismette la carica... ma quale carica? Non ce l'aveva la carica! Aveva accettato la direzione artistica del teatro, senza nemmeno aspettare che fosse finito il mio mandato ».
E aggiunge: «Comunque, Costanzo, rinunciando, ha fatto la cosa più intelligente che poteva fare. Aveva commesso un errore e io lo perdono». Non manca poi un riferimento polemico al Dipartimento dello spettacolo del ministero per i Beni culturali: «Mi piacerebbe sapere che ne pensa il ministero di tutta questa vicenda...». Un appello al ministro Rutelli? Ribatte: «Beh, visto che abbiamo tutti a cuore il destino del teatro, un po' di sovvenzione... Se pagherò io l'affitto, non mi dispiacerebbe».
Emilia Costantini
24 luglio 2007
(Corriere della Sera)

FastFreddy
24-07-2007, 14:37
Solita storia nel mondo dello spettacolo italiano: tanto fumo, niente arrosto...




... ma tanta pubblicità gratuita.

E' stato montato un caso sul nulla.

icoborg
24-07-2007, 14:51
uahauahauhauahauhau spettacolo :rotfl:

quand'è che il Costanzo lascia la tv? -.-

mi immagino una serata alcolica con travaglio e luttazzi...probabilmente creperei di risate^^

F1R3BL4D3
24-07-2007, 17:44
quand'è che il Costanzo lascia la tv? -.-

Solo dopo un esorciccio, penso! :O

Adric
26-07-2007, 12:39
Brancaccio, ormai è guerra
Proietti fa causa al teatro

Nuovo colpo di scena. La proposta dell'attore di affittare il locale è stata rifiutata dal proprietario Longobardi: "Mi dava troppo poco"

La vicenda rischia di finire in tribunale
"Oggi vado dagli avvocati. Ho subito danni"
di GABRIELE ISMAN

ROMA - La vicenda del teatro Brancaccio rischia di finire in un'aula di tribunale: Gigi Proietti ha annunciato ieri sera di essere intenzionato a far causa ad Alessandro Longobardi, gestore del teatro romano in quanto rappresentante legale della società Avana "per i danni economici causati dal mancato proseguimento della mia gestione e direzione artistica del teatro - spiega l'attore al telefono - Il lavoro di direttore artistico si programma di anno in anno. A me nessuno ha detto che questo incarico si sarebbe concluso, e avevo preparato la stagione, fermato degli attori, dei tecnici, delle compagnie intere, almeno un centinaio di persone. I miei legali mi hanno detto che di motivi per una causa ce ne sono tantissimi. Poi il tribunale deciderà chi ha ragione".

Sullo sfondo il tentativo da parte di Proietti - annunciato ieri e apparentemente naufragato nel giro di 24 ore - di affittare in prima persona il teatro: "La scelta di questa causa è per tenere il teatro e per convincere la proprietà che ancora si può realizzare una bella stagione", dice ancora l'attore. E torna a proporre al proprietario Longobardi una ipotesi di accordo: "Anziché andare in tribunale e farci la guerra, anziché chiudere il teatro dopo la dimostrazione di affetto che Roma mi ha regalato, facciamolo questo accordo".

Immediata la replica di Alessandro Longobardi: "Proietti non ha titolo per proporre questa causa in tribunale, il suo rapporto è con il Comune di Roma, non con noi. È soltanto l'ennesima boutade di una persona che pensa più all'immagine che a quello che fa".

A questo punto è guerra a tutto campo: Proietti vuole assolutamente avere il teatro in affitto per almeno un anno, la proprietà giudica non adeguati i termini economici della sua offerta, formalizzata ieri pomeriggio via fax: "Proietti offre 150 mila euro, il Comune ne dava 310mila. E le trattative con il Campidoglio sono chiuse perché loro hanno voluto interromperle" spiega la proprietà.

Per l'attore è inaccettabile quanto aveva proposto Longobardi l'altro ieri: pagare il Proietti direttore artistico con una percentuale sugli utili. "Vada a proporla altrove - risponde l'attore - Gli utili non ci sono. E quando lunedì mi sono sentito dire "tanto non lo fai per soldi", è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Lo so che la mia offerta non è altissima. Ma lui può alzare le richieste proprio grazie a tutto il lavoro che ho fatto in questi anni, assieme allo staff del teatro per portare il Brancaccio tra le prime sale italiane".

Per entrambi il percorso comune nella vicenda del Politeama romano sembra arrivato alla conclusione: "È stata un'avventura fantastica, ma credo sia abbastanza conclusa. Io oggi ho un appuntamento con i miei avvocati e poi me ne vado al mare, a Ponza" dice l'attore. "Presto andrò in vacanza. Dal 27 agosto si lavorerà per fare la stagione", risponde Longobardi. In attesa, forse, di un nuovo colpo di scena.

(25 luglio 2007)
(La Repubblica)

Adric
26-07-2007, 18:23
Proietti o Costanzo? Il problema è Roma...

La telenovela estiva sul "sacco del Brancaccio" continua a scuotere le coscienze, a far vibrare sdegnate le narici di nobili nasi, a far alzare gli occhi al cielo di teatranti più o meno nobili. Ma come è possibili? Ci si chiede costernati? Come arrivare a tanto? Cambiare un direttore di un teatro? Ma quando mai?

In effetti, il sasso, quasi una meteorite, lanciato nella stagnante situazione romana, dove nulla o quasi sembra muoversi, fa molto riflettere.

Al di là del sorriso amaro che può suscitare - a leggere sui giornali tante cronache, indignazioni, prese di posizioni, elucubrazioni su quello che potrebbe essere un semplice cambio di gestione di un teatro privato - la vicenda è curiosa.

Proietti contro Costanzo, o qualcosa del genere.

Con tanto di raccolta di firme (sic!) per difendere l’operato del Gigi nazionale contro le grinfie dell’uomo con i baffi. «Ha vinto Roma!» ha esclamato Proietti, sentendosi forse Totti all’Olimpico. «Mo’ chi paga l’affitto?» ha risposto Maurizietto aggiustandosi il gilet. «Un atto di responsabilità e realismo che per quanto mi riguarda chiude un episodio che ha destato amarezza e preoccupazione», ha chiosato il sindaco, commentando la rinuncia di Costanzo, quasi con la stessa gravità con cui commentò il ritiro di d’Alema dalla corsa al Quirinale. Davvero una telenovela.

Che però andrebbe vista in tutta la sua goffa piccineria, in quei meandri di soldi e consorterie, di schieramenti politici e generoni arricchiti, di parole dette e non dette, di precendenti anche poco noti.

La presenza pervasiva di Costanzo è evidente: e il pericolo di avere una ulteriore "amicizzazione" delle scene italiane è grosso. Si può bene dire che la politica (economica) della Fascino Srl, la società di Maurizio Costanzo, abbia da tempo dato frutti: dopo aver pariolizzato la tv e televisizzato il palcoscenico, dopo aver "velinizzato" il Bel Paese, dopo averlo riempito di scarsi comici tutti uguali e sostituibili, dopo aver svuotato il concetto di formazione artistica, inventando una "accademia" per aspiranti soubrette, Costanzo entrava al Brancaccio su (legittimo) invito della proprietà (privata) del teatro.

Dal canto suo, Proietti ha preso il teatro di via Merulana grazie a un cospicuo intervento pubblico: addirittura si parlò di "residenza" per giustificare l’ingente contributo iniziale, e il Comune si è ben volentieri accollato in questi anni la spesa dell’affitto (ma poi gli incassi a chi andavano?). Poi a colpi di teatro popolar-intrattenitivo, il Maresciallo Rocca dei palcoscenici firmava regie al teatro dell’Opera, e assumeva la direzione artistica di quel paradosso teatrale e geografico che è il Globe Theatre di Villa Borghese, peraltro senza mai raggiungere le vette dell’omologa copia londinese.

Come dire? se Costanzo è ovunque, Proietti ci sta arrivando.

Il problema, semmai, è che non c’è poi così tanta distanza tra l’idea di teatro dell’uno e quella dell’altro. Certo, Proietti è attore raffinato: con il suo recital - che riprende da anni - ha stregato migliaia di spettatori. Ma a via Merulana non si brilla né per ricerca né per qualità artistica: i nomi degli ospiti, tra Parioli e Brancaccio non sono mica tanto diversi.

Il problema, allora, al di là delle forme e dei modi, è Roma.

Una città dove, per quel che riguarda il teatro, da anni sembra non succedere praticamente nulla. Al di là dell’Auditorium - vera e propria Rinascente dello spettacolo: trovi di tutto e tutto di qualità, una macchina da guerra che ha cambiato modi e tempi di fruzione dello spettacolo - le istituzioni teatrali vivacchiano in un modo preoccupante. Albertazzi saldo all’Argentina, almeno fino a dicembre; poi Costanzo&Proietti, Placido a Tor Bella Monaca, si diceva Massimo Ghini al nuovo teatro del Quarticciolo. La Dandini in difficoltà con l’Ambra Jovinelli, il Vascello sempre chiuso su se stesso, il Colosseo costretto a cambiare sede. Giorgio Barberio Corsetti "relegato" in uno splendido isolamento a dirigere svariati festival (ancora all’Auditorium o a villa Adriana). Intanto il Valle programmato dall’Eti, che con Ninni Cutaia ritrova una identità seppure "made in Naples", volge al tramonto. Il Palladium, con molta fatica, si sta conquistando una propria identità, grazie alle reti di Monique Veaute e dell’Università Roma III.

E i famosi "giovani"? e le emergenze artistiche? E i nuovi linguaggi?

Si esibiscono solo nei centri sociali (finché sono aperti), negli spazi autogestiti, nelle rassegne estive o estemporanee più o meno (ma spesso poco o nulla) finanziate.

E l’Europa? Beh, a confronto con quanto accade, si vede e si produce a Parigi o Berlino, a Montreal o Londra, la capitale sembra un paesotto un po’ grigio e livoroso.

Con buona pace di Proietti, Costanzo e delle vie legali che collegano Parioli e Brancaccio.


di andrea porcheddu

(giovedì 26 luglio 2007)

(www.delteatro.it)