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Un orfanotrofio è già di per sé un luogo tutt’altro che rassicurante. Se a
popolarlo, poi, sono bambine diaboliche più che semplicemente pestifere, e se tutta
l’atmosfera che si respira è quella greve e nebbiosa di un posto decadente e
dimenticato, ecco che i primi ingredienti per un bel mix horror sono serviti. Se poi
aggiungiamo una ragazzina innocente con un passato oscuro (in cui immedesimarsi) e una
serie di creature mostruose partorite da incubi infantili (da combattere)… voilà,
ecco Rule of Rose, il gioco più discusso del momento. E la curiosità ha il sopravvento:
è veramente così scandaloso?

La storia di Rule of Rose è semplice: Jennifer, diciannovenne timida e introversa, si
ritrova misteriosamente in un oscuro orfanotrofio dove suo malgrado fa la conoscenza di un
gruppo di bambine terribili autoproclamatesi “Aristocrazia del Pastello Rosso”.
Per essere accettata dall’Aristocrazia, Jennifer dovrà sottostare a una serie di
regole: prima fra tutte, quella di portare alle più “nobili” tra le bambine una
serie di oggetti che di volta in volta verranno indicati. Questa “regola”
delinea in sostanza lo svolgimento del gioco, con Jennifer, controllata dal giocatore,
impegnata ad esplorare il mondo che la circonda alla ricerca di vari oggetti che possano
soddisfare la bramosia dell’Aristocrazia.
Sembra semplice? Può darsi, fatto che sta che Jennifer si renderà conto ben presto
che quelli delle sue nuove “amichette” non sono semplici capricci, ma celano una
spaventosa volontà sadica: la nostra eroina si troverà presto vessata da ogni tipo di
tortura, umiliata e schernita da Diane, leader dell’Aristocrazia, e dalle altre
bambine. Difficile dire, comunque, che le scene incriminate possano risultare pesanti se
non forse per i giovanissimi: la grafica non fotorealistica e, più in generale,
l’atmosfera onirica che fa bene da cornice a tutto il gioco rende anche i momenti
meno piacevoli (ad esempio quando al visino di Jennifer viene avvicinato un ratto)
tutt’altro che disgustosi o insopportabili. Certo è bene ricordare che siamo di
fronte a un gioco di ispirazione horror, o per meglio dire, a un thriller psicologico. Sì
perché la vera chiave di lettura di Rule of Rose è quella della ricerca nel subconscio
della protagonista.

Chi ha giocato a vecchi capolavori come lo splendido Sanitarium, o per citare un titolo
più noto Silent Hill 2, apprezzerà probabilmente la storia di Rule of Rose e in
particolare la serie di riferimenti, presenti nel gioco, all’infanzia di Jennifer:
non è un caso che tutti gli antagonisti siano bambini, non è un caso che i mostri
abbiano forme più assurde che spaventose, e non è un caso che nei momenti clou del gioco
appaia sempre, in un modo o nell’altro, uno strano e apparentemente fuori luogo
dirigibile.
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