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Kingston SSDNow V 40GB, upgrade a meno di cento euro
Alessandro Bordin - 30 Ottobre 2009
"Kingston presenta un disco molto particolare, sfidando sia il mercato sia il parere degli appassionati più scettici. In un Solid State Drive da 40GB, con tecnologia Intel, la strategia: realizzare un disco di boot con ottime prestazioni e metterlo in commercio a meno di 100 Euro."
Pagina 1 - Introduzione

E' difficile, molto difficile. Nel momento in cui ci si trova a dover spiegare cosa siano i Solid State Drive e quali siano precisamente i benefici garantiti, ci si ritrova ad aprire continue parentesi, ad indicare precisazioni e distinguo che rischiano di portare fuori strada. Purtroppo, o per fortuna, è nella natura di queste unità. Il termine è già di per sé controverso: oggi con Solid State Drive si indica tutto ciò che archivia dati su chip memoria, con la sola eccezione delle memory card e di qualche chiavetta USB, risparmiate dalla classificazione. Dalla microscheda da 4GB che troviamo in alcuni netbook fino ad arrivare ai mostri in RAID 0 su schede PCI Express, tutto è SSD.

Ecco quindi che prendono forma le prime parentesi citate in precedenza, specie se l'interlocutore curioso non è un appassionato di tecnologia. Si possono trovare Solid State Drive per PC portatili, molto spesso ospitati in chassis da 2,5 pollici come i dischi tradizionali che intendono sostituire. Altri utilizzano il form factor da 1,8 pollici, ospitati da PC portatili ultra-sottili o lettori multimediali portatili. Entrano in gioco però anche i PC desktop, in quanto non vi sono, ad oggi, versioni commercialmente alla portata dell'utente di SSD da 3,5 pollici, pensati più che altro per l'ambito militare e con prezzi da migliaia di Euro.

Non solo: trovata una categoria di interesse, esistono modelli con prestazioni di gran lunga differenti gli uni dagli altri, così come appaiono inspiegabilmente senza senso, per il non appassionato, le differenze di prezzo, talvolta abissali, fra i modelli stessi. Solo a qualche tempo dalla loro introduzione, le case produttrici stanno cercando di fare un po' di chiarezza, realizzando linee di prodotto che indichino all'acquirente la destinazione d'uso più consona.

Un esempio è Intel, che ha realizzato due linee pensate per il settore Enterprise e Mainstream, ma anche OCZ, giusto per citare in altro esempio. Kingsgton segue il filone portando sul mercato una versione con intenti ancora più chiari, ovvero quello di fornire un disco di boot con capacità limitata, utile ad ospitare il solo sistema operativo. La capacità limitata a 40GB ha anche un vantaggio economico: Kingston venderà questa unità a meno di 100 Euro. Ecco di seguito alcune delle caratteristiche:

Kingston SSDNow V Series 40GB

Capacità 40GB, chip di tipo MLC
Velocità in lettura fino a 170MB al secondo
Velocità in scrittura fino a 35MB al secondo
tempi di accesso ai dati valore non dichiarato
Consumo tipico 0,15W
Consumo Idle 0,06W
Garanzia Kingston 3 anni
MTBF 1 milione di ore

L'interesse di Kingston è quindi quello di fornire un disco di boot ad un prezzo ragionevole, cercando di convincere l'utenza appassionata a fare il salto nel mondo dei Solid State Drive. Il nostro invece è quello di capire se ne vale la pena, motivo per cui non perdiamo altro tempo e passiamo all'analisi del disco.

Pagina 2 - Box e caratteristiche

La confezione scelta per il disco SSDNow V Series 40GB è di dimensioni contenute e, nella versione giunta in redazione, si mette in risalto che siano di fronte al kit di upgrade per sistemi desktop. Il disco è ovviamente identico per tutte le versioni commercializzate, che differiscono per il differente bundle.

Nel nostro caso, trattandosi di un disco per upgrade di sistemi desktop, la confezione contiene due staffe per poter adattare le dimensioni del disco a quelle di un bay da 3,5 pollici. Le viti di fissaggio sono ovviamente comprese.

A parte le staffe la dotazione è completa, in quanto Kingston mette a disposizione dell'acquirente il cavo SATA, un convertitore di alimentazione Molex-SATA, nonché un CD con la manualistica in differenti lingue (tra cui l'italiano) ed il software per clonare il disco di sistema. Lo strumento fornito è True Image HD di Acronis, al quale si accede semplicemente utilizzando il disco fornito in dotazione in fase di boot, ovviamente impostando l'unità ottica come prioritaria rispetto al disco rigido.

Questa utility permette insomma di migrare dal proprio disco al nuovo SSD clonando letteralmente il contenuto del primo sul secondo. Due le accortezze: assicurarsi che il proprio sistema non ecceda in capienza quella del Solid State Drive e seguire passo-passo le istruzioni. Da una rapida visione del software abbiamo dedotto che la copia, con questa versione di software, non è possibile se il sistema è ospitato in una configurazione RAID. In questo caso sarà bene rivolgersi ad altri software di replicazione HD.

Pagina 3 - Controller Intel in versione ridotta

La collaborazione di Kingston con Intel è un fatto risaputo, come testimonia la commercializzazione sotto brand Kingston delle unità Intel X25M. A testimonianza degli ottimi rapporti che legano le due aziende californiane, sotto il nuovo SSDNow V series 40GB ritroviamo di fatto buona parte del know-how Intel in fatto di Solid State Drive. Come recentemente annunciato in una news di Hardware Upgrade, Intel ha in programma di lanciare un Solid State Drive sotto il nome di Intel X25-X, proprio della capienza di 40GB. Kingston in questo caso gioca d'anticipo, presentando in anteprima sul mercato lo stesso prodotto con il suo brand.

Il nuovo disco Kingston, spogliato dello chassis, non fa nulla per nascondere il proprio DNA. In questa immagine, che ritrae a sinistra il modello Kingston e a destra l'Intel X25-M, si può vedere il brand Intel far bella mostra di sé sul PCB, così come risulta identica la posizione dei chip (numero a parte), fatto molto più evidente nella seguente immagine.

Una visione globale rende meglio l'idea di come ci si trova di fronte a due quasi cloni a livello di architettura. Nonostante i modelli non siano identici per caratteristiche, è chiara come la matrice del disco Intel X25-M e del nuovo Kingston sia comune. Un discorso a parte merita il controller, una componente fondamentale dei Solid State Drive.

Kingston dichiara ufficialmente che siamo di fronte ad un controller Intel, motivo per cui il discorso si fa interessante. Nonostante ciò però, la velocità di scrittura dichiarata è circa la metà rispetto a quella del modello Intel X25-M, mentre per quanto riguarda la lettura siamo a 170MB al secondo per il Kingston e a 250MB al secondo per il modello Intel, che però ricordiamo essere uno dei migliori dischi in assoluto fra quelli in circolazione in ambito desktop. In sostanza, il Kingston SSDNow V series 40GB sarà da comparare più al modello Intel X25-X piuttosto che al X25-M, ma in mancanza di dati ufficiali prenderemo quest'ultimo come riferimento.

Da una conversazione con il personale Kingston, il disco SSDNow V series 40GB e l'Intel X25-X sono equipaggiati con una versione modificata del controller Intel già noto dei modelli X25-M. Ad essere ridotti sono i canali, che passano da 10 a 5, motivo per cui acquista senso il dimezzamento delle prestazioni in scrittura e il ridimensionamento di quelle in lettura.

Pagina 4 - Postazione di test e metodologia

La postazione di test scelta per i test prestazionali del disco Kingston SSDNow V Series 40GB è basata su chipset Intel P45, processore Intel Core 2 Quad Q8300 2,5GHz, 4GB di memoria  e sistema operativo Windows Vista Ultimate 32bit. Test presi in esame:

- ATTO benchmark 2.34

- CrystalDiskMark 2.2

- PCMark05 - HDD Score

- Boot test

- Iometer test, le impostazioni

Fra i test per l'analisi prestazionale dei dischi, siano essi tradizionali oppure Solid State, non poteva mancare Iometer. Questo test permette di impostare differenti scenari che prendono in considerazione la dimensione dei pacchetti da scambiare, la percentuale di letture/scritture da effettuare e la distribuzione dei dati, sia essa sequenziale o random, anche in questo caso impostabile in percentuale. E' poi possibile salvare i diversi scenari presi in considerazione, al fine di renderli ripetibili con differenti dischi.

Tre gli scenari presi in considerazione. Il primo prevede una lettura sequenziale al 100% di blocchi da 2MB. Questo permette di avere un valore in più riferibile al transfer rate in lettura, utile a trovare conferme su dati ottenuti in altri test.

Un discorso simile per la scrittura. Sempre a pacchetti da 2MB, ma spostando la slide al 100% sulla scrittura, sempre sequenziale al 100%.

Il test più interessante in ambito IOmeter. 65% di scritture e 35% di letture, pacchetti da 4KB e distribuzione al 100% random. Uno scenario che ricalca sicuramente qualcosa di più reale rispetto al transfer rate massimo raggiungibile, in virtù della non linearità e delle operazioni svolte dal sistema operativo. Le impostazioni scelte per questo test sono particolarmente gravose per i dischi tradizionali, messi alle corde dalle operazioni random che costringono a continui spostamenti da parte della testina, situazione aggravata dalla presenza contemporanea di operazioni di lettura e scrittura.

I dischi analizzati

Al fine di analizzarne le prestazioni abbiamo deciso di inserire alcuni concorrenti:

- Kingston SSDNow V Series 40GB, unità Solid State MLC con controller Intel a 5 vie
- Intel X25-M 80GB, unità Solid State MLC con controller Intel a 10 vie
- Seagate Momentus PSD 2,5" 160GB, unità tradizionale con rotore a 5400 giri
- Maxtor DiamondMax 23 3,5" 500GB, unità tradizionale con rotore a 7200 giri
- OCZ Vertex 120GB, unità Solid State MLC con controller Indilinx

Pagina 5 - Prestazioni - transfer rate ATTO Disk Benchmark

Iniziamo la nostra analisi prestazionale con ATTO Disk Benchmark in versione 2.34. Questo software permette di analizzare il transfer rate delle unità disco in base alla dimensione dei blocchi, quest'ultima compresa nell'intervallo 0,5KB e 8192KB. Un'analisi che va condotta su dischi senza partizione primaria attiva in cui si trova il sistema operativo, poiché in questo caso ATTO Benchmark non permette di eseguire il test.

Kingston SSDNow V Series 40GB
 

Intel X25-M 80GB
 

Seagate Momentus PSD 2,5" 160GB
 

Maxtor DiamondMax 23 3,5" 500GB
 

OCZ Vertex 120GB
 

Gli screenshot riportati mostrano l'andamento del transfer rate dei singoli dischi al crescere dei pacchetti scritti e letti. Per comodità, abbiamo riportato in un grafico le prestazioni massime registrate in scrittura e lettura.

Il modello più veloce in lettura, in questo test, si è rivelato il modello Intel X25-M, con un valore prossimo ai 260MB al secondo, seguito dall'OCZ Vertex con valori pressoché simili. Sempre in ambito lettura, si passa poi al Kinkston Accelerator SSDNow 40GB, che fa segnare quasi 200MB al secondo. Staccati, e di molto, le due soluzioni tradizionali: il modello da 3,5" marchiato Maxtor si assesta su un ottimo 138MB al secondo, mentre decisamente peggio fa il Seagate Momentus, fermo a circa 46MB al secondo.

Trattandosi di una unità da 2,5 pollici il dato non deve stupire, poiché non differisce molto, in fatto di prestazioni, da unità anche più recenti con regime di rotazione di 5400 giri. I dati ottenuti confermano, con una ragionevole approssimazione, quelli dichiarati dai produttori. Passiamo ora ad un'analisi approfondita, condotta con il software CrystalDiskMark 2.2.

Pagina 6 - Prestazioni - transfer rate CrystalDiskMark 2.2

CrystalDiskMark 2.2 è un test semplice e veloce per avere un riscontro in più sul transfer rate delle unità analizzate, oltre a fornire qualche dato in più per farsi un'idea del comportamento delle unità disco a prescindere dalla tipologia. Di seguito gli screenshot per ogni disco, mentre in fondo alla pagina si può trovare un grafico riassuntivo dei dati più significativi.


Kingston SSDNow V Series 40GB


Intel X25-M 80GB


OCZ Vertex 120GB


Seagate Momentus PSD 2,5" 160GB


Maxtor DiamondMax 23 3,5" 500GB

Il trasfer rate sequenziale, sia in lettura che in scrittura, conferma per alcune unità l'andamento generale già misurato con ATTO Benchmark. Valori confermati per Intel X35-M, Kingston e Seagate, mentre qualche differenza è riscontrabile nelle due unità OCZ e Maxtor. OCZ Vertex, pur facendo segnare un valore simile al test precedente per quanto riguarda la lettura, con CrystalDiskMark vede ridimensionarsi il valore in scrittura di circa 50MB al secondo. Si tratta comunque di dati che dimostrano la bontà dell'unità, e che avremo modo di parametrare anche in seguito ai test eseguiti con Iometer. A subire un ridimensionamento di una ventina di MB al secondo abbondanti, sia in lettura che in scrittura, è l'unità Maxtor Diamondmax 23 da 3,5 pollici.

Emerge una chiara distinzione fra le unità Solid State e quelle a piatti rotanti quando entrano in gioco pacchetti da 4KB con distribuzione random. Le unità a piatti rotanti sono dotate di bracci meccanici, su cui si trovano le testine; è normale che una scrittura o una lettura random, causale, sia la situazione che mette più in crisi queste unità. Cercare settori non disposti in sequenza comporta un certo lasso di tempo che, sebbene singolarmente molto contenuto, diventa sensibile se ad essere effettuate sono molte operazioni al secondo. Il risultato è chiaramente visibile in questo test: i Solid State Drive, non affetti da questa problematica, risultano sì penalizzati rispetto ai test tradizionali, ma sono contraddistinti da valori sia in lettura che in scrittura maggiori di diversi ordini di grandezza rispetto alle unità classiche.

Una situazione da non sottovalutare, in quanto un sistema si trova spesso nelle condizioni di leggere e scrivere dati non in sequenza. Il grado di deframmentazione delle unità classiche, su cui magari si trova un sistema operativo con qualche anno sulle spalle e tanti applicativi installati, influisce molto sulle prestazioni generali percepite. E' il caso di quando ci si trova ad attendere la risposta del sistema con la spia dell'hard disk perennemente accesa. Molto più immediate le risposte dei Solid State Drive di rango, come quelli analizzati nel nostro articolo. Il discorso può cambiare nel caso di Sold State Drive con controller mediocri in stile JMicron 602, come avremo modo di approfondire in altri articoli.

Pagina 7 - Prestazioni - Iometer test - dati sequenziali con pacchetti da 2MB

Prendiamo in esame ora i dati prestazionali ottenuti con Iometer, seguendo le modalità descritte nella pagina "Postazione di Test e Metodologia", in riferimento ai valori ottenuti con letture e scritture sequenziali con pacchetti da 2MB.

Le prestazioni in lettura sequenziale mostrano l'ottimo comportamento delle unità Intel e OCZ, allineate sia con i dati dichiarati, sia con i test precedentemente esaminati. Il dato riferito all'unità Kingston viene ridimensionata, scendendo, si fa per dire, ai 170MB al secondo dichiarati. Buono anche il valore ottenuto dall'unità da 3,5 pollici Maxtor DiamondMax 23 500GB, con un valore intorno ai 130MB al secondo. Chiude le fila l'unità Seagate da 2,5 pollici, con un valore di quasi 45MB al secondo che esprime tutto sommato l'andamento tipico delle unità con questo form factor con rotore a 5400 giri, ovvero la quasi totalità dell'installato sui moderni PC portatili.

In fatto di scrittura sequenziale il Solid State Drive di OCZ, equipaggiato con controller Indilinx, non ha rivali. Con un valore ben oltre i 130MB al secondo ottiene un risultato doppio rispetto al rivale più prossimo, il modello Maxtor DiamondMax 23 3,5". Come da valori dichiarati ritroviamo gli altri due solid State Drive, Intel X25-M e Kingston Accelerator SSDNow, oltre al disco da 2,5 pollici Seagate Momentus PSD.

Valgono le riflessioni di sempre: le misurazioni sequenziali lasciano un po' il tempo che trovano, essendo molto rari gli scenari che riflettono questo andamento, nell'utilizzo comune. Una considerazione valida soprattutto per i dischi tradizionali a piatti rotanti, le cui prestazioni decadono drasticamente al crescere della frammentazione dati e in generale di una disposizione non sequenziale.

Pagina 8 - Prestazioni - Iometer test - dati random con pacchetti da 4KB

Cosa succede dunque quando la dispersione dei dati perde la continuità tipica delle letture e delle scritture sequenziali? Una domanda a cui abbiamo voluto in parte rispondere con il test Iometer 100% random, utilizzando pacchetti da 4KB. Diciamo in parte poiché si tratta di uno dei molteplici scenari con cui è possibile analizzare le prestazioni dei dischi in situazioni non standard, che permette però di avvicinarsi in maniera più veritiera alla situazione tipo in cui un disco rigido si trova.

Basta anche un'occhiata superficiale per notare come le cose cambino drasticamente, in termini di transfer rate, rispetto alle informazioni dedotte dai precedenti benchmark. Come prima cosa si nota una netta prevalenza dei dischi Solid State Drive sulle unità tradizionali, in barba a qualsiasi dato dichiarato di lettura sequenziale. Le differenze sono quasi imbarazzanti, sia in lettura sia in scrittura, proprio per l'assenza di parti in movimento e per una gestione pressoché immediata delle operazioni di seek.

In questo scenario limite nessuno dei due dischi tradizionali supera il singolo MB al secondo, sia in lettura che in scrittura. Ridimensionati, e di molto, anche i dati riferiti ai Solid State Drive, ma i valori ottenuti sono quasi sempre superiori di un fattore 20X e oltre.

Un discorso analogo lo registriamo anche in termini di tempi di accesso, registrati nel corso della lettura random. Pur riservando qualche perplessità per i valori ottenuti (4,6 millisecondi per l'unità tradizionale da 3,5 pollici ci sembrano pochi), rimane interessante il rapporto fra i tempi registrati. In questo caso si può notare come fra il disco da 2,5 pollici e i Solid State Drive ci sia un fattore da 20X a 60X a determinare le differenze.

Ancora più impietosa la misurazione degli IOPS in ramdom con pacchetti da 4KB. L'unità Intel si conferma la più performante in questo particolare benchmark, seguita dal disco Kingston Accelerator SSDNow V 40GB con cui condivide il controller, sebbene in versione attenuata. L'unità Vertex Ottiene comunque dei valori molto interessanti, mentre è davvero disarmante l'inferiorità delle unità tradizionali rispetto a quelle Solid State prese in esame in questo ariticolo. Vedremo poi in due pagine apposite le differenze in termini percentuali delle unità Solid State rapportate al disco tradizionale desktop e quello da notebook.

Pagina 9 - Tempi di boot e PCMark05

I test fino ad ora riportati sono stati effettuati utilizzando i dischi come aggiuntivi e non di sistema. Iometer non permette di eseguire test su dischi di sistema in quanto distruttivi per il contenuto, così come ATTO Benchmark. Abbiamo quindi provveduto ad effettuare una copia speculare del sistema operativo su ognuno dei dischi, con l'intento di avere dei dati confrontabili fra le unità ed evidenziarne le differenze, almeno in un paio di ambiti.

Uno di questi è il tempo di avvio. Sebbene siamo consci che il tempo di avvio possa essere tutto sommato trascurabile (non credo che fra voi ci sia chi passa la giornata esclusivamente a riavviare la macchina), questo può essere preso come riferimento per motivi indirettamente collegabili. L'avvio è un'operazione decisamente gravosa per il sistema, in virtù dei numerosi GB che il sistema deve richiamare, leggere e anche scrivere. Può essere quindi un buon indicatore per avere il polso del comportamento delle diverse unità, alle prese con uno scambio dati di certo non indifferente.

La misurazione del tempo di boot è stata effettuata a partire dal momento in cui fa la sua comparsa la schermata del BIOS boot screen (quella in cui compaiono le scritte su schermo nero con dati processore e memoria, per intenderci), e non dalla pressione del tasto di accensione, per eliminare dalla comparazione i primi secondi di avvio, uguali per tutti indipendentemente dal disco utilizzato. Come riferimento per lo stop del cronometro abbiamo creato un file di testo vuoto, posto in esecuzione automatica e caricato di conseguenza alla fine del boot. In realtà Windows Vista continua a caricare altro anche dopo questo momento, ma abbiamo ritenuto opportuno, e per praticità, prendere questo riferimento in quanto testimonia l'effettiva operatività della macchina.

Come da attese, i Solid State Drive hanno fatto segnare i tempi migliori, sebbene l'unità tradizionale da 3,5 pollici non sia poi così distante, in ritardo solo di qualche secondo. Decisamente indietro invece l'unità da 2,5 pollici, alla quale occorrono quasi 40 secondi per avviarsi.

Per aggiungere un altro dato abbiamo effettuato un test con PCMark05, utilizzando i dischi sia vuoti, affiancati a quello di sistema, sia come dischi di sistema stessi. Il motivo è semplice: avere qualche indicazione sull'influenza della presenza di dati sul disco, ed ordinando i dati proprio dando la precedenza alle unità con il sistema operativo installato. Ad ottenere il dato migliore sono state le unità Intel e OCZ rispettivamente, seguite da Kingston. Davvero distanti le unità tradizionali, fra le quali esistono differenze molto marcate fra l'unità da 3,5 pollici a 7200 giri e quella da 2,5 pollici da 5400 giri.

Kingston invece nella prova a dischi vuoti ha primeggiato, forse grazie all'estrema gioventù dell'unità. Il disco Intel è infatti stato usato molte volte per test e comparative, così come quello di OCZ. Non è un segreto che, con l'andar del tempo, le unità SSD siano soggette a cali di prestazioni più o meno marcati a seconda dell'utilizzo e del controller.

Pagina 10 - Notebook/netbook: Upgrade da Seagate Momentus a SSD Kingston

L'unità Kingston, la cui bontà o meno come disco di sistema è oggetto delle recensione, viene pensata come un'alternativa più performante al disco di sistema già installato. Non ha importanza se si dispone di un disco da 2,5 pollici, magari in un portatile, oppure di un 3,5 pollici nel proprio PC desktop, in quanto Kingston mette a disposizione sia il disco singolo che il kit con staffe per le soluzioni desktop.Cerchiamo dunque di isolare i dati ottenuti in precedenza confrontando quelli dell'unità da 2,5 pollici per portatili Seagate ed il disco Kingston, che aspira a sostituirlo all'interno di un ipotetico notebook.

Utilizzando Iometer come giudice per le prestazioni il lettura e scrittura sequenziale, l'incremento in lettura a favore del Solid State Drive Kingston è decisamente sensibile, come testimonia l'incremento del 282%. In scrittura le unità ottengono risultati pressoché identici.

Passando ad uno scenario completamente random, ovvero con dati senza un ordine consequenziale come nelle letture e scritture precedenti, le differenze diventano disarmanti, fortemente a favore dell'unità SSD con un fattore 33X.

Passando agli IOPS la differenza è ancora più marcata, con un fattore di incremento di quasi 50X. Vi è da dire, in ogni caso, che ad essere analizzate sono una soluzione tradizionale nemmeno recentissima da 2,5 pollici con regime di rotazione di 5400 giri e uno dei più recenti Solid State Drive, il che non fa che scavare un solco ancora più profondo fra le due unità di archiviazione.

Anche il tempo di boot è a favore dell'unità Solid State di Kingston, che rende il sistema utilizzabile in soli 23 secondi, contro i quasi 40 del concorrente Seagate.

PCMark05, nell'HDD Score, mette in mostra le potenzialità di un sottosistema disco particolarmente performante, in grado di ottenere un punteggio quattro volte superiore. Questo, sia chiaro, non significa che le prestazioni del sistema aumenteranno di 4 volte, ma che l'unità di archiviazione è sicuramente molto più pronta a leggere e scrivere rispetto all'unità presa a riferimento.

Pagina 11 - Desktop: Upgrade da Maxtor DiamondMax 23 a SSD Kingston

Replichiamo la comparativa diretta di due dischi pensando però ad uno scenario diverso. La location della sfida è la scrivania, in quanto è il sistema desktop ad essere interessato all'upgrade. Come riferimento abbiamo preso un disco da 3,5 pollici 7200 giri al minuto Maxtor DiamondMax 23 da 500GB, le cui prestazioni sono state direttamente confrontate con l'unità Kingston Accelerator SSDNow V Series 40GB.

Rispetto all'unità precedentemente presa in considerazione le differenze si affievoliscono, fino a vedere il Solid State Drive subire nello scenario di scrittura sequenziale. Ricordiamo in ogni caso che le situazioni in cui si possono sfruttare i benefici di una scrittura o lettura sequenziale sono molto limitati nell'uso reale, motivo per cui è saggio prendere tali indicazioni come un picco prestazionale di puro valore didascalico.

Differenze che si assottigliano anche nella lettura e scrittura random con pacchetti da 4KB, pur rimanendo 10 volte superiori in favore dell'unità Solid State. Nei nostri test il disco da 3,5 pollici tradizionale non ha superato il MB al secondo sia in lettura che scrittura, mostrando i limiti di uno scenario particolarmente avverso alla struttura intrinseca dell'unità. Come il transfer rate sequenziale è uno scenario poco presente nella realtà dei fatti, anche in questo caso siamo di fronte ad una situazione limite, diametralmente opposta. Vale in ogni caso la considerazione che, al crescere della frammentazione dei dati su un disco tradizionale, si possa arrivare a cali prestazionali decisamente importanti e facilmente percepibili.

Idem come sopra. La misurazione degli IOPS mette in mostra un fattore di incremento di 18X dell'unità Kingston rispetto a quella da 3,5 pollici.

Tutto sommato limitate le differenze nei tempi di avvio delle due unità prese in considerazione. Il disco tradizionale si avvantaggia sicuramente dell'installazione snella molto recente, che in uno scenario extra-test potrebbe però essere più gravosa per il disco.

Seria la differenza anche in ambito PCMark05, sebbene più contenuta rispetto a quanto osservato con l'unità da 2,5 pollici Seagate Momentus 2,5 pollici.

Pagina 12 - Quindi?

Il testing dei Solid State Drive è controverso, è inutile negarlo. Sono passati i tempi in cui, per misurare le prestazioni di un hard disk, bastava misurarne il transfer rate in lettura e scrittura ed interpretare i dati Iometer, opportunamente configurato per ottenere dei dati sufficientemente coerenti e verosimilmente certi. L'introduzione dei Solid State Drive, dopo un iniziale entusiasmo generalizzato, ha portato ad alcune perplessità, specie fra chi è chiamato a provarli, andando oltre la mera misurazione dei MB al secondo.

La bontà dei Solid State Drive è determinata in grandissima misura dal controller che utilizzano. Gli appassionati hanno imparato, spesso a proprie spese, a diffidare di alcuni modelli equipaggiati con le prime versioni del JMicron 602, affetto da problemi imbarazzanti in scrittura random e non solo. Per andare sul sicuro, l'appassionato con buona disponibilità economica ha rivolto le proprie attenzioni ai modelli Intel della famiglia X25-M che, sebbene affetti da un decadimento di prestazioni nel tempo, possono essere considerati fra i migliori modelli attualmente in circolazione.

Sono poi arrivati i Solid State Drive basati su controller Indilinx ed altri su quello di Samsung, soluzioni accomunate dalla presenza di un quantitativo variabile di cache. Ottime soluzioni, sebbene con Samsung sia molto più marcato il decadimento prestazionale. Giunti quasi alla fine 2009, si delinea un nuovo filone di Solid State Drive, contraddistinti da buon controller, taglio piccolo e prezzo abbordabile. Non che prima non ci fossero soluzioni di piccolo taglio con queste caratteristiche, ma è interessante notare come le aziende tendano oggi a pubblicizzare le potenzialità in questo contesto, precedentemente intuite solo dagli appassionati.

Il disco Kingston Accelerator SSDNow V Series 40GB ci ha positivamente impressionato, ottenendo nella nostra suite di test risultati nemmeno troppo distanti dai mostri sacri del settore SSD e evidentemente superiori alla concorrenza tradizionale dei dischi da 2,5 pollici e 3,5 pollici "non Raptor". E' in programma un test che includa anche queste unità, quindi si tratta solo di attendere altre recensioni per avere un quadro ancora più completo. Stesso discorso per i modelli Intel X25-M G2 e TRIM, discorso volutamente saltato in questo contesto in quanto non ancora disponibile un firmware per attivare il comando con il disco Kingston.

Abbiamo accennato poco fa alla nostra suite di test. Come detto in altre sedi, analizzare il comportamento di un Solid State Drive richiede una componente interpretativa che supera l'importanza del numero fine a sé stesso. Lo stato di degradazione dei dischi, unito allo scenario scelto per analizzarlo, possono portare a misurazioni che spesso si scontrano con dati letti in altre recensioni, senza per questo vedere malizia o imprecisione nei redattori, noi per primi. Ogni test, con i Solid State Drive, è a sé, tante sono le variabili in gioco. Chi ne analizza tanti non potrà che confermare. A noi preme dunque sottolineare non tanto il numero estrapolato dal suo contesto, quando analizzare il rapporto che esiste fra le prestazioni di un buon Solid State Drive ed un disco di sistema basato su tecnologia tradizionale in ottica di una sostituzione del secondo con il primo.

E' innegabilmente chiaro che le prestazioni garantite dal modello Kingston V Series 40GB rispetto ai rivali scelti siano superiori, eccenzion fatta per il transfer rate sequenziale in scrittura. Un dato in ogni caso reso ininfluente dai test un po' più approfonditi, in cui la casualità della distribuzione dei dati sui piatti dei dischi tradizionali va a vanificare un valore effimero.

Senza possibilità di smentita il risultato che vede i Solid State Drive, oggetto della recensione, primeggiare in termini di letture e scritture random e IOPS, con fattori X di miglioramento a doppia cifra. L'adozione dunque del modello Kingston come aggiornamento del proprio sistema può quindi portare a benefici sensibili e direttamente percepibili, pur dovendo fare fronte a qualche rinuncia.

La prima, è chiaro, riguarda la capienza. Per poter godere dei benefici osservati è infatti necessario installare il sistema operativo e i programmi più utilizzati sulla stessa unità. Se si installasse solo il sistema operativo sul Solid State Drive Kingston 40GB ed i programmi su una seconda unità tradizionale, si andrebbero a vanificare molti dei benefici, poiché nelle comuni operazioni sarebbe chiamato in causa un disco differente e non certo performante come il primario. 40GB sono sufficienti per installazioni standard e con qualche programma di produttività personale, ma non certo per tutti. Ci sono sicuramente utenti che archiviano programmi e dati di frequente utilizzo nella partizione primaria, ai quali questo disco potrebbe andare stretto.

Se questo scenario è più facilmente ovviabile nei sistemi desktop, dove appunto si possono archiviare moli di dati su un disco aggiuntivo liberando il disco primario da dati non indispensabili al boot e al sistema, le cose si complicano sui portatili. Il motivo è presto detto: nei portatili è quasi sempre presente un solo alloggiamento disco, motivo per cui l'adozione di una unità da 40GB potrebbe costringere molti a portarsi a spasso un disco esterno con i propri dati, per poter godere dei vantaggi di questo Solid State Drive in particolare. Un disco che, ricordiamolo, ha letteralmente stracciato la concorrenza da 2,5 pollici a dischi rotanti. Si tratta di far bene i conti e decidere.

Qualora le notevoli prestazioni offerte vincano sulla scomodità di farsi come inseparabile amico un disco esterno, ricordiamo che le unità Kingston Accelerator SSDNow V series 40GB saranno disponibili a partire dal 9 novembre al prezzo indicativo di 85 Euro IVA esclusa per la versione semplice, che passano a 93 Euro IVA esclusa per quella pensata a sostiruire l'unità desktop.