![]() |
||||||||||||||||
| « Torna all'articolo - Stampa | ||||||||||||||||
|
||||||||||||||||
|
Pagina 1 - Introduzione
Dovendo descrivere ad un ipotetico interlocutore il mercato dei dischi rigidi per il settore desktop, il discorso non potrà prescindere da due importanti premesse riguardanti capienza ed interfaccia utilizzata. Questi sono gli aspetti sui quali le aziende produttrici hanno posto le maggiori attenzioni, investendo tempo e denaro per giungere alla situazione attuale, che andremo ad analizzare brevemente.
Così scriveva Paolo Corsini nel lontano novembre dell'anno 1998. Chi segue con una certa assiduità le pagine di Hardware Upgrade non potrà non sorridere, avendo ben chiaro come le capienze "mastodontiche" attuali siano circa cento volte maggiori. E' il caso per esempio del modello Seagate Barracuda 7200.10 da 750 GB, attuale riferimento in termini di capacità, primato destinato a cadere nel giro di pochi mesi. Questo sguardo retrospettivo permette di focalizzare come sia stata la capienza la voce alla quale si è data più importanza nel corso dell'ultimo decennio, complici anche il fenomeno della diffusione di musica e fotografia digitale, P2P e contenuti video, che ha portato ad una domanda sempre più elevata di dischi di grande capienza. Molto più lenta è stata la crescita a livello prestazionale dei dischi rigidi, che ha comunque portato ad un adeguamento dell'interfaccia utilizzata fino a giungere all'attuale SerialATA da 3Gb al secondo, sempre rimanendo in ambito prettamente "desktop". La situazione attuale dunque vede la presenza nei listini di modelli quasi esclusivamente da 7200 giti al minuto, dotati di un numero di piatti variabile da 1 a 4, con di interfaccia EIDE o SerialATA e con capienze fino a 750 GB. Esiste però una piacevole eccezione, ovvero la serie Raptor di Western Digital, giunta alla terza generazione con un disco di capienza di 150 GB. L'interfaccia è sempre SerialATA, la capienza inferiore alla media, le dimensioni identiche, ma con regime di rotazione di ben 10.000 giri, una caratteristica riscontrabile solo in modelli SCSI/SAS. Questa recensione è dedicata proprio al modello in questione, al fine di metterne a nudo prestazioni ed eventuali difetti. Pagina 2 - Caratteristiche tecniche
Pur sembrando ad una prima occhiata una famiglia "semplice e felice", quella dei Raptor è una stirpe alquanto singolare. Nata nel febbraio del 2003 con il primo modello da 36 GB, tale modello stupì gli addetti ai lavori per l'innovativo approccio dei 10.000 giri al minuto, prima assoluta nel settore desktop. Pur non mancando critiche al modello, soprattutto per la capacità limitata a soli 36 GB, apparve subito chiaro che la nuova unità da 36 GB fosse la più adatta ad equipaggiare sistemi votati alla ricerca delle massime prestazioni, ovviamente in campo desktop. Nei desideri di Western Digital in effetti tale unità nacque per il cosiddetto settore Enterprise, ovvero per far concorrenza a modelli SCSI da 10.000 giri, dai quali si distingueva per il fatto di non necessitare di un costoso controller SCSI per essere sfruttato. Ciò non toglie che l'interfaccia SerialATA utilizzata lo abbia di fatto reso oggetto del desiderio degli utenti casalinghi più esigenti, ora in grado di acquistare un disco molto più performante dei classici SerialATA da 7200 giri. Passa qualche mese e verso la fine del 2003 viene presentata la versione da 74 GB, anche questa recensita da Hardware Upgrade; oltre alla capienza si possono notare miglioramenti a livello prestazionale, oltre a diversi aggiornamenti a livello del rotore e dell'elettronica in genere. Giungiamo quindi a gennaio di quest'anno quando Western Digital presenta la terza generazione della famiglia Raptor, le cui differenze con la serie precedente sono sensibili sotto diversi aspetti. Oltre ovviamente alla capienza di 150 GB e il quantitativo di cache salito a 16MB, troviamo il supporto nativo al SerialATA, contro quello "bridged" della famiglia precedente. Il nuovo Raptor, pur non vantando un'interfaccia di ultima generazione (adotta infatti quella da 1,5 Gbit al secondo), acquista il supporto al Native Command Queuing. La capienza massima è stata raggiunta non aumentando il numero di piatti (sempre 2 come nel predecessore) ma raddoppiando di fatto la densità dati per piatto, che sale a 75GB. Punti fermi rimangono la garanzia di ben 5 anni e soprattutto l'operatività garantita 24/7, ovvero l'unità si presta ad essere utilizzata anche in modo ininterrotto. Pagina 3 - Postazione di test e metodologia
Abbiamo deciso di utilizzare quasi esclusivamente l'I/Ometer test per la valutazione delle prestazioni. Le motivazioni vanno ricercate nella grande flessibilità dello strumento anche in ambiti diversi e con controller diversi, oltre a permettere un maggiore controllo delle operazioni effettuate e delle relative misurazioni. I/Ometer inoltre ha permesso una comparazione veritiera delle prestazioni fra le differenti catene RAID e del disco singolo. Oltre al classico pattern I/Ometer utilizzato nei nostri test ormai da anni, abbiamo scelto di misurare le prestazioni anche seguendo uno schema differente, definito pattern estremo, le cui caratteristiche sono elencate di seguito: Scenario 1: 50% lettura, 50% scrittura, il tutto impostando una lettura al 100% random, casuale, ovvero l'esatto opposto di sequenziale. Si tratta all'atto pratico della peggiore condizione a livello prestazionale in cui un disco rigido può trovarsi. Scenario2: lettura sequenziale, impostando ovviamente il random a 0% e operazioni di sola lettura. Scenario 3: scrittura sequenziale, esattamente come lo scenario 3 ma con operazioni di sola scrittura. Entrambi gli scenari 2 e 3 rappresentano soluzioni ottimali per il raggiungimento delle prestazioni migliori. La piattaforma utilizzata è basata su processore Intel Penitum 840 Extreme Edition e scheda madre Gigabyte GA-G1975X, dotata di chipset della famiglia Intel 975 e south bridge IH7R, con un quantitativo di memoria RAM di 1 GB. La configurazione RAID 0 è stata ottenuta "via software" utilizzando lo strumento apposito di Microsoft Windows XP, mentre per quanto riguarda il RAID 1 si è optato per un controller Adapter 4805SAS con interfaccia PCI-Express, in test nei nostri laboratori proprio in questi giorni. Il South Bridge ICH7 è stato utilizzato per i test sul singolo disco. Abbiamo ovviamente eseguito controlli incrociati e segnalato nel corso dell'articolo risultati particolarmente imputabili ad un controller rispetto all'altro. Pagina 4 - Prestazioni - Disco singolo parte 1 Procediamo come di consueto alla misurazione del transfer rate in lettura di dati sequenziali, per mettere in evidenza eventuali cambiamenti rispetto al modello di precedente generazione.
Il grafico ottenuto con il test Winbench 99 mette in risalto un andamento costante e regolare, con valori decisamente elevati, prossimi ai 100 MB al secondo nelle parti più esterne del disco.
Come si evince dal grafico comparativo, i valori ottenuti sono di assoluto riferimento per il settore desktop, migliorando i già ottimi risultati sia del modello Seagate Barracuda 7200.10 da 750 GB, sia quelli del modello Raptor da 74 GB. Si può notare inoltre come il valore più basso ottenuto con il nuovo Raptor WD1500ADFD, ben 60 MB al secondo, sia in alcuni casi il limite superiore di altre soluzioni SerialATA da 7200 giri. Il motivo di un incremento così sensibile anche nei confronti del precedente Raptor risiede nella maggiore densità per piatto. Nell'unità di tempo infatti, a parità di regime di rotazione, i dati che "passano" sotto la testina di lettura sono in numero maggiore, portando così ad un valore molto elevato come quello ottenuto. L'elevata densità per piatto del modello Seagate compensa in parte la differenza di regime di rotazione, 7200 contro 10.000 giri, ma il WD1500ADGD risulta in ogni caso ben più performante in questo particolare test. Pagina 5 - Prestazioni - Disco singolo parte 2
La prima "sorpresa" viene dalla misurazione del tempo di accesso ai dati medio, misurato sempre in riferimento alla partizione ridotta di 30 GB e di quella ottenuta formattando il disco come unica partizione per tutta la sua capienza. Ad un aumento della densità dei dati sui piatti corrisponde quasi automaticamente un aumento dei tempi di accesso ai dati medio, in quanto la testina ha una quantità maggiore di dati da controllare. E' questo il motivo che ha portato a registrare valori leggermente peggiori di quelli fatti segnare dal WD740GD, che ricordiamo essere equipaggiato con 2 piatti di capacità dimezzata. In ragione di questa considerazione però appare chiaro il grande lavoro di Western Digital, che ha saputo mantenere i valori su livelli si assoluto interesse nonostante i drastici cambiamenti in termini di capienza.
Diretta conseguenza del tempo di accesso la si riscontra nel test I/Ometer, configurato come indicato a questa pagina. Con il Raptor 150GB abbiamo ottenuto risultati praticamente identici a quelli del modello di precedente generazione, in riferimento al disco partizionato a 30GB. Più sensibile la differenza fra i due dischi partizionati per la loro interezza, dove il modello da 150 GB paga con un risultato inferiore dell'8% circa l'adozione di piatti più capienti, differenza minimizzata utilizzando partizioni più piccole. Pagina 6 - Prestazioni - RAID 1 Abbiamo colto l'occasione di testare due dischi Raptor WD1500ADFD in configurazione RAID, vista la presenza nei nostri laboratori di due unità. Le configurazioni utilizzate sono quelle tipiche di sistemi RAID a 2 dischi, ovvero RAID 0 e RAID 1. E' proprio da quest'ultima, denominata anche mirroring, che iniziamo ad analizzare la coppia di Raptor da 150 GB. La dicitura mirroring deve il suo nome al fatto che il contenuto di un disco è esattamente replicato sul secondo, al fine di non perdere nessun dato in caso di danneggiamento di una delle due unità. RAID 1, partizione 150GB, pattern I/Ometer standard
Media: 193,35 Decisamente interessante il valore I/Ometer ottenuto in modalità RAID 1, in teoria allineato alle prestazioni ottenute con un disco singolo. Il dato ottenuto è in realtà più alto di quanto ci si aspettava, molto probabilmente per una migliore gestione del flusso dati da parte del controller Adaptec utilizzato. RAID 1, partizione 150GB, pattern I/Ometer estremo
Media 100% random: 185,6 Anche i risultati ottenuti con il pattern estremo hanno fatto segnare valori molto buoni (la media è calcolata solo sui 5 valori del 100% random, ovviamente). Si può notare inoltre come il transfer rate sequenziale, sia in lettura che in scrittura, sia in grado di raggiungere valori prossimi agli 80 MB al secondo anche in questa configurazione. RAID 1, partizione 30GB, pattern I/Ometer standard
Media: 240,75 Sensibilmente più elevate le prestazioni misurate utilizzando la partizione da 30 GB, con valori di gran lunga superiori a quanto osservato con il controller ICH7 utilizzato per i testi a singolo disco. RAID 1, partizione 30GB, pattern I/Ometer estremo
Media 100% random: 225,54 Stesse conclusioni, ovviamente, per quanto riguarda la partizione da 30 GB misurata con il pattern estremo. Pagina 7 - Prestazioni - RAID 0 La configurazione RAID 0 è sicuramente quella che fa più gola all'utente evoluto o al videogiocatore che cerca il massimo dalla propria postazione desktop. Tale configurazione somma di fatto sia le capienze sia le prestazioni dei due dischi, che però raddoppiano la probabilità di perdere i dati in caso di guasto ad un singolo disco. Se infatti le prestazioni sono portate all'estremo, è anche vero che in caso di danneggiamento di uno dei dischi non sarà più possibile recuperare alcunché (di norma). RAID 0, partizione 150GB, pattern I/Ometer standard
Media: 246,86 Il valore I/Ometer ottenuto in configurazione standard con partizione da 150 GB è di fatto molto elevato, seppur lontano dal solo teorico raddoppio delle prestazioni che in molti si attendono mettendo in RAID 0 due dischi. E' del tutto normale infatti avere valori sensibilmente più alti, come in questo caso, ma ben lontani dal raddoppio teorico. RAID 0, partizione 150GB, pattern I/Ometer estremo
Media 100% random: 264,25 Da segnalare nel pattern estremo come lettura e scrittura sequenziale raggiungano valori prossimi ai 130 MB al secondo, del tutto impossibili da raggiungere con un singolo disco. RAID 0, partizione 30GB, pattern I/Ometer standard
Media: 294,92 Veniamo ora all'analisi del valore I/Ometer ottenuto partizionando a 30 GB l'unità ottenuta in configurazione RAID 0. Il valore di quasi 300 I/O al secondo è simile a quello ottenuto dai dischi SCSI/SAS (singoli) da 15.000 giri. RAID 0, partizione 30GB, pattern I/Ometer estremo
Media: 322,08 Anche in questo caso si può notare il valore di transfer rate prossimo ai 130 MB al secondo, con una media di I/O ben oltre i 300. Pagina 8 - Prestazioni comparate e altri dati
Molti numeri rischiano di portare confusione e di far perdere il senso dei prezioni dati raccolti. Cerchiamo di provvedere a raccogliere i frutti del test I/Ometer appena condotto. Le prestazioni con lo I/Ometer test sono state raggruppate in questa piccola tabella, che include i valori ottenuti dai dischi in configurazione singola, RAID 0 e RAID 1 con il pattern standard. Appare già a vista d'occhio come le prestazioni migliori siano ottenute partizionando l'unità a 30 GB, sia essa singola o frutto di una catena RAID. Il perché è già stato detto ma lo ripetiamo: partizionando un disco, l'unità va a destinare all'ipotetica partizione D i settori più esterni, dove il tansfer rate è maggiore e dove la testina deve fare meno spazio nel senso del raggio per trovare i dati ivi contenuti. Anche analizzando il disco in configurazione singola, appare chiaro il lavoro di Western Didital per mantenere le prestazioni al livello del predecessore, pur avendo raddoppiato di fatto la densità per piatto. Anche sul piano della temperatura di esercizio non abbiamo riscontrato valori particolarmente elevati, che sarebbero stati in ogni caso giustificati dai 10.000 giri di regime di rotazione. Il tool Active SMART non è andato oltre i 35°C, pur con una temperatura ambiente di circa 25°C. Vi è da dire in ogni caso che il disco è stato montato in uno chassis metallico sul quale era montata una ventola di generose dimensioni (120x120mm). Anche per quanto riguarda la rumorosità non ci sentiamo di segnalare nulla di particolarmente fastidioso, in quanto il disco è difficilmente udibile se non in alcune situazioni di seek, ma raramente. Solo in un paio di casi infatti, durante uno dei test I/Ometer, abbiamo avuto una percezione netta della presenza del disco, dovuta probabilmente a circostanze che non siamo risusciti a riprodurre. Pagina 9 - Conclusioni La presenza fortuita di due dischi Raptor WD1500ADFD in redazione ha dato lo spunto per questo test, che era in realtà in programma da molto tempo. La generazione Raptor di casa Western Digital gode di ottima fama fra l'utenza più esigente, e questo test non fa che rafforzare la convinzione che per chi cerca il disco più performante, senza scomodare SCSI o SAS, il Raptor sia la scelta migliore, senza nessun dubbio. Utilizzato in due unità in configurazione RAID 0 poi, la musica cambia ulteriormente. E' facile quindi capire perché in molti PC di fascia alta sia presente proprio questa configurazione, che permette di ottenere prestazioni assimilabili a quelle di un disco SCSI/SAS di prestazioni elevate. Attenzione: non stiamo dicendo che il disco Western Digital Raptor sia meglio degli SCSI/SAS. Due dischi Western Digital WD1500ADFD in RAID 0 hanno fatto segnare prestazioni simili ad un disco Seagate Cheetah 15K.4, oggetto di una prossima recensione anche in modalità RAID e presente in 4 unità nei nostri laboratori. Solo vantaggi dunque per il modello WD1500ADFD? No, in quanto a guastare l'entusiasmo interviene il fattore prezzo. Il disco in questione infatti è reperibile in commercio a circa 300-320 euro, cifra che sale ulteriormente optando per la versione X con finestratura trasparente. Se quello che si cerca sono solo prestazioni e si decidesse di utilizzare due dischi Raptor 150 GB in RAID 0, la cifra da mettere in conto sarebbe nell'ordine dei 600-650 Euro. Con tale cifra si può acquistare un disco SAS Seagate Cheetah 15K.4 da 36 GB (circa 200 Euro) con relativo controller, seppur di modello entry level. Una scelta difficile e non scontata, a causa del crollo che negli ultimi tempi hanno subito molte unità disco SCSI/SAS. Il modello Raptor però ha comunque molte freccie al proprio arco, che sono la capienza finalmente competitiva con molti modelli SerialATA e ovviamente l'interfaccia, che ne fa il disco da avere qualora si cerchino le migliori prestazioni da una postazione a singolo disco in ambito desktop. |
||||||||||||||||
| Pagina stampata da Hardware Upgrade: http://www.hwupgrade.it Vietata la copia e la distribuzione (anche parziale) senza la previa autorizzazione di Hardware Upgrade S.r.l Per maggiori informazioni : http://www.hwupgrade.it/sito/legale/ Copyright 1997 - 2012 Hardware Upgrade S.r.l |
||||||||||||||||