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Pagina 1 - Introduzione
La nuova rubrica "Guida all'acquisto di un PC desktop" prende il posto dell'ormai superata "Guida alle configurazioni del mese". Diversi sono i punti di discontinuità con la rubrica precedente. Innanzitutto il nome: abbiamo scelto quello indicato poc'anzi poiché è stato mutato l'approccio con la quale è stata stilata la nuova guida. Come potrete vedere, infatti, leggendo le pagine seguenti, non verrà più proposta alcuna configurazione completa divisa per fascia di impiego e/o di prezzo. Abbiamo invece preferito effettuare una analisi di più ampio respiro dello scenario informatico attuale, suggerendo i singoli componenti per fascia di prezzo e impiego. Ovviamente le proposte devono essere prese come una indicazione di massima. Per alcuni componenti abbiamo inoltre introdotto una sorta di elenco comprendente gli aspetti cruciali da tenere presente al momento dell'acquisto: i componenti suggeriti sono quelli che, secondo il nostro parere, rappresentano al meglio le linee guida esposte. In ultima istanza sarà quindi lasciata all'utente la scelta di abbinare nel modo che crede più opportuno i componenti che vengono suggeriti. Questa guida deve quindi essere vista come naturale completamento dei contenuti che quotidianamente la redazione crea e pubblica sulle pagine di Hardware Upgrade; del resto, è proprio dagli approfondimenti tecnici delle recensioni che possono più facilmente emergere suggerimenti e consigli su quali siano i prodotti più indicati, in funzione delle differenti fasce di prezzo. La nuova guida non verrà pubblicata più con cadenza mensile, bensì in concomitanza di mutamenti più o meno consistenti dello scenario tecnologico informatico. Questo per evitare, fondamentalmente, la pubblicazione di "guide-fotocopia" a distanza di trenta giorni l'una dall'altra. Pagina 2 - Processori Il mercato dei processori è assieme a quello delle schede video il più frenetico, caratterizzato dall'introduzione di nuove cpu e da una costante contrapposizione tecnologica tra AMD e Intel, sulla stessa stregua di quanto accade tra ATI e NVIDIA nel settore delle schede video. Per i processori di fascia bassa con un budget intorno ai 120€, l'indicazione è quella di adottare una cpu AMD Sempron 3.100+, processore basato sulla stessa architettura delle cpu Athlon 64 anche se con alcune semplificazioni, quali la cache di secondo livello inferiore e l'assenza del supporto ai 64bit. Queste limitazioni non incidono particolarmente sulle prestazioni velocistiche di questo processore, e permettono di contenerne considerevolmente il costo d'acquisto. La fascia media di mercato (budget da 150 a 200 Euro) lascia spazio a due soluzioni alternative; la prima è basata su processore Intel Pentium 4 530, soluzione per piattaforme Socket 775 LGA dotata di Core Prescott con 1 Mbyte di cache L2 e operante alla frequenza di clock di 3 GHz. Questo processore si comporta molto bene con applicazioni di produttività personale e in generale con programmi multimediali, grazie alla tecnologia HyperThreading che permette al sistema operativo di riconoscere il processore come se formato da 2 distinti processori logici. Ne deriva un comportamento del sistema, con più programmi in uso contemporaneamente, in generale più fluido e pronto. Per la seconda soluzione, la preferenza è per la cpu AMD Athlon 64 3.000+, processore per piattaforme Socket 939 che permette di ottenere ottimi risultati complessivi con i giochi 3D, oltre che in generale con le applicazioni di produttività personale single task. Nel corso dell'ultimo test comparativo tra processori, effettuato in queste pagine su Hardware Upgrade, queste due cpu sono quelle che hanno evidenziato il miglior rapporto complessivo tra prezzo e prestazioni, sintetizzato dal nostro "money bench".
Nella fascia più alta di mercato (oltre i 200 euro di budget) la preferenza è per un'altra cpu AMD; in questo caso si tratta del processore Athlon 64 FX55, per schede madri Socket 939 e specificamente destinato all'utilizzo in sistemi per videogiocatori particolarmente esigenti. Questa cpu si è dimostrata complessivamente preferibile a quelle Intel della serie Extreme Edition, nonostante quest'ultima possa sfruttare la tecnologia HyperThreading e quindi beneficiare di un boost prestazionale con le applicazioni specificamente multitasking. In generale, tuttavia, i costi d'acquisto dei processori top di gamma sono così elevati che risulta in definitiva preferibile adottare una cpu più di fascia media, come le due indicate poco sopra, riservando la parte addizionale di budget all'acquisto di altre periferiche, di memoria di sistema addizionale o di un sottosistema dischi più veloce. A chiudere questo capitolo, un accenno sulle architetture Dual Core, che cioè integrano in un unico package fisico di processore due distinte cpu. Sia Intel che AMD hanno lanciato la propria gamma di prodotti desktop Dual Core, rispettivamente Pentium Extreme Edition 840 e Athlon 64 X2, ma non sarà prima della seconda metà dell'anno che questi processori entreranno in commercio e saranno effettivamente disponibili sugli scaffali dei negozi. Al momento attuale quindi queste sono interessanti tecnologie, ma non ancora accessibili alla maggior parte dei potenziali acquirenti. Pagina 3 - Sistemi di raffreddamento Per l'utenza più smaliziata e senza dubbio per quella più avvezza alle pratiche di overclocking e tuning, irrinunciabili sono i dispositivi atti a raffreddare i componenti hardware del sistema. Ho parlato di "componenti" e non di solo processore e scheda video, poiché è tendenza sempre più diffusa ultimamente raffreddare, oltre alla CPU e GPU, anche altri componenti come gli hard disk. Se fino a poco tempo fa queste soluzioni erano praticabili modificando alla bisogna alcuni dissipatori e ventole originariamente pensati per i processori, adesso vi sono alcuni produttori che hanno rivolto la propria attenzione a questo tipo di pratica e realizzano soluzioni specifiche per il raffreddamento di questo genere di componenti. Inutile dire che coloro i quali optano per un sistema che dovrà solamente fungere da postazione di navigazione, videoscrittura o quant'altro assimilabile a semplice impiego SoHo (Small Office, Home Office) troveranno più che adatti alle proprie esigenze i dissipatori forniti in bundle con le versioni Boxed dei processori oggi in commercio. Coloro i quali cercano un dissipatore al di sopra dello standard per particolari impieghi devono prestare attenzione ad alcune caratteristiche chiave. Innazitutto la compatibilità del dissipatore con il socket del processore che caratterizza il sistema. Attualmente moltissime soluzioni presenti in commercio sono caratterizzate da adattatori universali, tuttavia alcuni modelli sono pensati per l'impiego specifico con determinati processori. E' comunque consigliabile optare per soluzioni universali in quanto possono essere riutilizzate in caso di upgrade del sistema. Aspetto decisamente importante per un dissipatore sono le dimensioni: non potremo aspettarci infatti che un dissipatore molto piccolo sia tanto performante quanto un suo concorrente dalle dimensioni più elevate. Detto questo è quindi preferibile optare per quei modelli con una ampia superficie di base ed una altezza maggiore che, grazie a queste caratteristiche, possono offrire una maggiore superficie radiante se unite ad un adeguato numero di alette. Ovviamente è opportuno verificare che dissipatori di generose dimensioni possano essere ospitati agevolmente nel case a nostra disposizione.
Abbiamo appena citato le alette di raffreddamento: è sempre preferibile scegliere un dissipatore con il maggior numero di alette possibili in quanto esse vanno a costituire quella che è la gran parte della superficie radiante ed hanno un ruolo molto importante nella dispersione del calore accumulato dalla base del dissipatore.
Un dissipatore di calore per poter operare correttamente deve essere equipaggiato con una appropriata ventola di areazione (ad eccezione di particolari sistemi di raffreddamento passivi). Attualmente la stragrande maggioranza dei dissipatori in commercio sono venduti con una ventola dimensionata per il dissipatore con il quale è fornita. Nei sistemi di raffreddamento sono proprio le ventole ad essere le principali (e spesso le uniche) fonti di rumore. Il rumore prodotto dalla ventola è in stretta dipendenza con la velocità di rotazione e la forma delle pale e la dimensione dell'intera struttura. Esemplificando di molto: ventole piccole (60x60) ad alta velocità di rotazione produrranno un rumore piuttosto acuto e fastidioso, mentre ventole più grandi (110x100) a regime di rotazione medio basso produrranno un rumore più grave e come tale meno percepibile come fastidioso. Nel caso in cui la silenziosità sia una delle priorità da salvaguardare nel sistema che si sta approntando, è possibile prendere in considerazione l'impiego di sistemi di raffreddamento a liquido. Tali soluzioni sono ora realmente praticabili anche dagli utenti più comuni, dal momento che diverse compagnie hanno messo in commercio alcuni kit, dal costo abbordabile, che permettono di approntare senza problemi pratici, un sistema raffreddato con un circuito a liquido.
Dal momento che la scelta di un dissipatore dipende strettamente dalle esigenze di ognuno e dal sistema approntato, ci limitiamo a segnalare i prodotti più curiosi o interessanti, come ad esempio il modello CNPS7700-Cu di Zalman costruito in rame e caratterizzato da dimensioni particolarmente generose ed equipaggiato con una ventola piuttosto silenziosa in virtù del regime di rotazione compreso tra 1000 e 2000 giri al minuto.
Per ciò che concerne i kit di raffreddamento a liquido segnaliamo il prodotto Aquagate Mini di CoolerMaster, un pratico sistema disponibile in due versioni: con radiatore da 80mm oppure con radiatore da 120mm. Pagina 4 - Schede madri e memorie Alla luce delle indicazioni date in precedenza per quanto concerne i processori, segnaliamo differenti tipologie di schede madri da affiancare a quelle cpu. Con un tetto massimo di spesa di 100 Euro per la fascia entry level, la cpu Sempron Socket 754 trova l'ideale abbinamento in una scheda madre basata su chipset VIA K8T800PRO, soluzione con supporto alle schede video AGP 8x. Qualora il budget lo permetta, una scheda madre basata su chipset NVIDIA nForce 3 Ultra rappresenta dal punto di vista delle funzionalità accessorie una soluzione preferibile, ma si corre il rischio di investire una cifra eccessiva per una scheda madre che non permeterà di aggiornare la cpu a processori Socket 939 in un secondo tempo. Per le soluzioni di fascia media e alta, ovvero per una fascia di prezzo tra 150 e 200 euro, le proposte vertono attorno a soluzioni con Socket 939, per processori AMD Athlon 64 e Athlon 64 FX, e Intel 915P per quelle Intel Pentium 4. Nell'ambito delle piattaforme AMD, il chipset attualmente riferimento sia quanto a prestazioni velocistiche che per funzionalità accessorie è sicuramente quello NVIDIA nForce 4 Ultra, soluzione con supporto alle schede video PCI Express 16x che integra tra le varie anche un firewall hardware. Tutti i principali produttori di schede madri taiwanesi propongono soluzioni basate su questo tipo; per alcune di queste sono disponibili analisi tecniche approfondite nella sezione schede madri di Hardware Upgrade, accessibile a questo indirizzo. Per le cpu Pentium 4, il chipset di riferimento è al momento attuale quello Intel 915P, soluzione di fascia medio alta dotata di supporto alle schede video PCI Express 16x e di tutte le principali funzionalità accessorie che ci si attende in una soluzione di questa fascia di prezzo. Anche in questo caso tutti i principali produttori di schede madri rendono disponibili in commercio soluzioni basate su questo chipset, capaci di coprire differenti fasce di prezzo e con dotazioni on board e in bundle molto differenti tra di loro.
Una soluzione ancor più spinta, disponibile sia per processori AMD che Intel, è rappresentata dal chipset NVIDIA nForce 4 SLI. Questo modello si abbina al meglio con due schede video operanti in parallelo, collegate per l'appunto attraverso la tecnologia SLI proprietaria di NVIDIA. Il versante memorie propone un quadro molto chiaro: da una parte troviamo quelle DDR400 per piattaforme AMD, a prescindere dal fatto che siano basate su processori Sempron, Athlon 64 oppure Athlon 64 FX. Dall'altra, troviamo le memorie DDR2, attualmente sfruttate solo dalle soluzioni per processori Intel Pentium 4 e in definitiva preferibili, per queste ultime, alle memorie DDR400. Sono numerosi i produttori presenti in questo segmento di mercato; possiamo individuare due grosse famiglie di moduli memoria, con da una parte quelli non branded, generici e dalle specifiche tecniche non particolarmente spinte mentre, dall'altra parte, troviamo i moduli cosiddetti di marca. Questi ultimi vantano in genere, oltre a migliori timings di accesso che corrispondono a prestazioni superiori e/o a più elevati margini di overcloccabilità e tweaking per gli utenti più esperti, anche una maggiore inclinazione al funzionamento fuori specifica. Ovviamente in questo caso i moduli saranno disponibili ad un costo superiore.
Un esempio di memorie per utenti avanzati sono i moduli Corsair XMS Expert, analizzati in dettaglio a questo indirizzo. Per quei processori dotati o abbinati a memory controller dual channel, il suggerimento è sempre quello di abbinare due moduli memoria sulla scheda madre, così da ottenere le più elevate prestazioni velocistiche. Circa il quantitativo, 512 MByte di memoria possono essere considerati il minimo per avere elevata fuidità di risposta del sistema con tutte le applicazioni; per i sistemi di fascia più alta, o se il budget lo permette, il passaggio a 1 Gbyte di memoria di sistema è caldamente consigliato in quanto permette ulteriore flessibilità operativa, soprattutto con più moduli montati contemporaneamente nel sistema. Nei sistemi entry level, nei quali il costo è l'elemento più importate, della memoria DDR400 non branded o OEM può fare al caso, cercando anche in questo caso di dotare il sistema del quantitativo di memoria più elevato che il budget permetta. Pagina 5 - Case A meno di improbabili quanto folkloristiche configurazioni "open space" un sistema desktop degno di questo nome dovrà essere installato in un cabinet apposito. Gli aspetti che intendiamo analizzare nella scelta di un case trascendono dalle mere considerazioni estetiche che come tali sono soggettive. Prenderemo in considerazione invece una serie di aspetti pratici che ognuno dovrebbe tenere ben presente nell'atto della scelta di un cabinet. Innanzitutto le dimensioni: ha poco senso optare per un sistema Full-Tower se il nostro ambito di impiego è un ufficio oppure un piccolo studio con problemi di spazio. Di contro, se la configurazione hardware da noi approntata prevede numerosi componenti e un'elevata produzione di calore è prefeibile orientarsi verso soluzioni di dimensioni maggiori che permettono un migliore ricambio d'aria tra i vari componenti hardware.
Prestare molta attenzione alle finiture e ai sistemi di sblocco/ritenuta: per facilità di manutenzione è preferibile optare per case che fanno uso di clip, slitte e viti con cappello zigrinato, di modo da non dover ricorrere ad un cacciavite per la rimozione delle viti stesse. Prediligere inoltre case caratterizzati dall'assenza di spigoli vivi e con parti non affilate, onde ovviare a problemi di tagli accidentali durante l'installazione o la manutenzione del sistema. Verificare che il case prescelto possa essere venduto anche senza alimentatore, in modo da poterne scegliere uno più adatto alle proprie esigenze. Verificare inoltre che il case permetta, in relazione alle proprie esigenze e a previsione di upgrade futuri, una buona espandibilità ed un agevole accesso ai componenti hardware. Allo stesso modo assicurarsi che il case sia caratterizzato da una corretta areazione interna, soprattutto nel caso questo sia da impiegare con una configurazione con un elevato numero di componeti e periferiche. Per ciò che concerne i case adottiamo la stessa "politica" applicata ai dissipatori: non consigliamo alcun prodotto specifico ma ci limitiamo a segnalare alcune soluzione interessanti, lasciando comunque all'utente la più completa libertà di scelta.
Per quanto riguarda soluzioni di tipi entry/mid-level Enermax ha a catalogo una serie di valide proposte, caratterizzate da un costo molto abbordabile e da buona qualità complessiva. Segnaliamo in particolare il modello CS-N656TA che, ad un costo di poco inferiore agli 80 euro, è dotato di due ventole, anteriore e posteriore, per l'aerazione interna, di quattro bay da 5,25".
Salendo di fascia è opportuno, per i motivi sopra esposti, orientarsi verso soluzioni tower. A tal proposito si segnalano i modelli Stacker di Coolermaster e Kandalf VA 9000 di Thermaltake, accomunati da caratteristiche molto simili ma da scelte estetiche differenti. In questo caso sarà il gusto del lettore a decidere per l'una o l'altra soluzione. Entrambi i modelli citati sono reperibili sul mercato ad un prezzo di circa 170-180 euro.
Coloro i quali, poi, desiderano unire un design versatile ad un aspetto elegante, troveranno molto interessanti i case proposti da Lian-Li. Questa compagnia ha una proposta costituita quasi esclusivamente da case in alluminio, dall'aspetto sobrio e austero, e dal costo non esattamente popolare. Interessanti sono il modello PC-V1100+ in formato mid tower e il modello PC-V2100+ in formato tower. Tali prodotti sono commercializzati rispettivamente al prezzo di 249 Euro e 319 Euro. Pagina 6 - Alimentatori L'alimentatore è responsabile del corretto funzionamento di tutte le periferiche di sistema: troppo spesso se ne sottovaluta l'importanza ma questa semplice considerazione aiuta a capirne il ruolo chiave svolto per garantire la piena stabilità operativa del sistema. Lesinare su questo componente, accontentandosi di un alimentatore economico soprattutto su sistemi costosi, può rivelarsi il più delle volte una scelta molto sbagliata. Ovviamente il principale aspetto da prendere in considerazione nella scelta di un alimentatore è la potenza in watt. La potenza necessaria è infatti in stretta dipendenza con i componenti e le periferiche installati nel sistema: citando ancora una volta il sistema da "navigazione internet" sarà più che sufficiente un alimentatore da 300 Watt, mentre per sistemi ad elevate prestazioni (multi GPU, configurazioni RAID, più unità ottiche, eccetera) sarà necessario orientarsi verso modelli da 500-600 watt. Parallelamente alla potenza erogata è necessario prendere in considerazione i parametri relativi alle specifiche linee di alimentazione; tali valori sono dettagliatamente riportati sull'etichetta posta sull'alimentatore. La presenza di più ventole di raffreddamento garantisce il necessario ricambio d'aria interno al case e all'alimentatore. Molti alimentatori di fascia medio alta mettono a disposizione un selettore di velocità per le ventole, che permette di regolarne il regime di rotazione e di conseguenza il rumore di funzionamento oppure sono dotati di un sistema dinamico e automatico per la riduzione della velocità delle ventole. Controllare sempre la lunghezza dei connettori interni, nonché il loro numero: su personal computer con molti accessori è indispensabile utilizzare un alimentatore che abbia un sufficiente numero di connettori per alimentare tutte le periferiche. Anche per gli alimentatori segnaliamo alcuni modelli interessanti presenti sul mercato, sottolineando comunque l'esistenza di alternative altrettanto valide.
Come detto in precedenza per sistemi caratterizzati da pochi componenti e periferiche che richiedono un basso apporto energetico sarà sufficiente scegliere un alimentatore in grado di fornire una potenza attorno i 300Watt. A tal proposito risulta interessante il prodotto Noistaker AX 320 di Enermax, un PSU in grado di fornire 320 Watt di potenza e caratterizzato inoltre da un sistema di regolazione automatico della velocità di rotazione della ventola di areazione. Tale prodotto viene commercializzato ad un prezzo che si aggira attorno ai 50 Euro.
Una valida soluzione intermedia, per coloro i quali pur avendo un sistema abbastanza consistente non necessitano di dissipatori da 600 Watt, è rappresentata dall'alimentatore Thermaltake PurePower 480 che, al costo di circa 100 Euro, offre in bundle una ventola ausiliaria per una migliore areazione all'interno del case e un piccolo frontalino provvisto di display per il monitoraggio del consumo energetico e due manopole per la regolazione del regime di rotazione delle ventole.
Per sistemi di fascia alta, che richiedono un considerevole apporto di energia, è necessario orientarsi su alimentatori dall'elevata potenza. Interessante è il modello OCZ PowerStream 600 da 600W, commercializzato al prezzo di circa 150 Euro. Tale soluzione include una serie di connettori universali per poter essere impiegato nelle più disparate situazioni e un sistema di schermatura per la riduzione di interferenze e la stabilizzazione della corrente. Pagina 7 - Barebone
Se ci si pone l'obiettivo di realizzare un proprio sistema è buona cosa avere le idee chiare sulla maggior parte delle componenti. Spesso si pensa molto alle singole componenti interne come CPU, scheda video, hard disk, trascurando magari gli ingombri complessivi o ingorando totalmente l'esistenza di sistemi compatti che possono risolvere più di un problema di spazio. Se infatti per gli appassionati del settore i cosiddetti "barebone" non costituiscono una novità, non si potrà non notare lo stupore di molta gente di fronte a queste soluzioni, come accade sia nelle fiere dell'informatica sia nelle grandi catene distributive. Con sistema cosiddetto "barebone" indichiamo impropriamente, come usanza ormai vuole, la soluzione di piccole dimensioni che permette di ospitare tutte le componenti comunemente inserite negli ingombranti case a cui siamo abituati, con grossi vantaggi in termini si spazio. Il prezzo da pagare in termini di espandibilità è comunque tutto sommato modesto, essendo dotati di norma di un gran numero di porte e di almeno due slot per eventuale scheda video APG o PCI Express ed una scheda PCI dalle più disparate funzioni. Tali sistemi sono però in grado di accontentare almeno il 90% dell'utenza domestica, fatto ben noto ai produttori di schede madri, che hanno in listino famiglie intere di prodotti di questo tipo. Di norma infatti questi sistemi non sono venduti senza alcuna componente (al massimo l'alimentatore) come per i comuni case, ma incorporano già una scheda madre, l'alimentatore, la manualistica per il montaggio e i driver per il chipset, e l'eventuale sottositema video.
In commercio è possibile trovare soluzioni sia per piattaforme AMD che Intel, dotate di sottosistema video più o meno performante, di diversi colori e dotazione. I marchi più attivi in questo settore sono sicuramente Shuttle, leader con la propria gamma X-PC, Biostar, Soltek, ASUS ma non solo. Nella nostra categoria "Sistemi" è possibile trovare diverse recesioni approfondite dedicate appunto a queste soluzioni. I prezzi di un sistema barebone partono all'incirca da 200 euro, per salire fino ad oltre i 500 per sistemi dotati di chipset molto performanti e dotazione ai vertici della produzione attuale. Un buon compromesso è costituito dalla scelta di modelli fra i 300 ed i 400 euro, una cifra tutto sommato assimilabile a quella che verrebbe spesa per una buona scheda madre, un case ed un alimentatore di qualità. In questo range di prezzo è possibile trovare sistemi con un buon sottosistema video, che di fatto rende superflua l'adozione di una scheda video aggiuntiva, a patto di non avere esigenze videoludiche di alto livello. La dotazione di porte prevede almeno quattro USB 2.0, FireWire/IEEE1394, ingressi e uscite audio multicanale anche digitali e porta Ethernet 10/100, in alcuni casi anche GigaEthernet. Se a ciò aggiungiamo la possibilità di sfruttare anche lo slot AGP/PCI Express e quello PCI per espandere ulteriormente le potenzialità del sistema, possiamo concludere che è difficile non trovare interessanti questi PC formato mignon. Al costo del barebone va aggiunto quello del processore, della memoria RAM, del disco rigido e dell'unità ottica, oltre evenutalmente ad una ipotetica scheda PCI per particolari utilizzi, come ad esempio un sintonizzatore TV. La scelta di un barebone può risultare molto intelligente per chi ha poco spazio, ma anche per chi vuole uscire dai soliti schemi o per chi semplicemente vuole meglio integrare il PC nell'arredamento, in quanto è possibile trovare modelli di ogni colore e dimensione, con finiture a specchio, satinate, opache, lucide e via dicendo. Citiamo due esempi, uno per processori Intel ed uno per CPU AMD, a titolo informativo.
Shuttle ha in listino il modello XPC ST61G4, dotato di chipset ATI RS300 ed espandibile grazie ad uno slot PCI, uno AGP, 5 USB e due FireWire/IEEE1394. Audio multicanale 5.1 e scheda di rete completano le connessioni disponibili. Questo modello, in cui è possibile installare processori Intel a 478 pin, è reperibile intorno ai 370 euro ivato.
Ad un prezzo di una quarantina di euro superiore possiamo trovare il modello SN95G5V2, sempre di Shuttle, nel quale è possibile installare processori AMD a 939 pin e destinato ad una utenza più esigente in termini di prestazioni. Dotato di chipset NVIDIA nForce3 Ultra, vanta l'espandibilità della precedente soluzione e una livrea nera decisamente elegante. Ricordiamo che le due proposte appena descritte sono solo degli esempi di come sia possibile trovare una risposta ad ogni esigenza, avendo cura di cercare nei listini degli shop on-line o anche negli scaffali dei negozi con la dovuta pazienza. Pagina 8 - Schede video La scelta della corretta scheda video per la propria configurazione di PC implica la scelta del tipo di connessione con la scheda madre, che può essere AGP 8x o PCI Express 16x. Tra queste due non esistono significative differenze prestazionali al momento attuale, ma per alcune soluzioni video sono disponibili solo schede con la più recente interfaccia PCI Express 16x. Per il segmento entry level del mercato, con costo d'acquisto massimo individuabile entro i 100 IVA compresa, esistono varie soluzioni accessibili prodotte sia da ATI che da NVIDIA. Di particolare interesse, nel caso in cui si utilizzi una piattaforma PCI Express 16x, sono le schede video entry level di ATI e NVIDIA basate rispettivamente sulle tecnologie HyperMemory e TurboCache, entrambe in grado di sfruttare parte della memoria di sistema quale memoria video. Per ulteriori approfondimenti su queste tecnologie si rimanda all'analisi tecnica e prestazionale pubblicata in questo articolo. Le schede HyperMemory e TurboCache sono disponibili solo per piattaforme PCI Express 16x; per quelle AGP 8x una valida soluzione sono le schede NVIDIA GeForce 6200, capaci di un ottimo bilanciamento complessivo tra prezzo e prestazioni. Per la fascia media del mercato, con costi massimi attorno ai 250 IVA compresa, due sono le soluzioni ideali per i videogiocatori esigenti. La prima è quella NVIDIA GeForce 6600 GT, disponibile sia con interfaccia PCI Express 16x che con quella AGP 8x. La seconda, dal costo leggermente superiore ma capace di più elevate performances velocistiche soprattutto alle risoluzioni maggiori, è quella ATI Radeon X800XL, anch'essa disponibile sia con connessione PCI Express 16x che con quella AGP 8x a seconda delle caratteristiche della propria scheda madre.
Per i videogiocatori più esigenti, che non badano a spese pur di avere il meglio disponibile sul mercato, le soluzioni attualmente accessibili sono quelle basate su chip NVIDIA GeForce 6800 e ATI Radeon X850. Per queste famiglie di chip si consigliano le soluzioni intermedie, acquistabili a cifre prossime ai 400 per i modelli GeForce 6800 GT e Radeon X850XT. Da escludere, almeno per il momento attuale, le più recenti schede video dotate di 512 Mbytes di memoria video; come chiaramente dettagliato in questo articolo, la memoria video addizionale non viene pressoché sfruttata dai giochi attuali, anche alle risoluzioni video più spinte, fatta eccezione per alcuni particolari ambiti applicativi che tuttavia non giustificano il costo addizionale. Per chi ricerca il sottosistema video 3D più potente, la soluzione di riferimento rimane quella di abbinare due schede video NVIDIA della famiglia 6800 in modalità SLI. Nelle prossime settimane ATI presenterà la propria architettura multi scheda video, che ovviamente richiederà l'utilizzo di apposite schede madri. Le prossime generazioni di schede video di fascia alta di ATI e NVIDIA verranno presumibilmente presentate nel corso dei prossimi mesi, ma non sarà prima dell'autunno che verranno rese disponibili in volumi sugli scaffali dei rivenditori. Per questo motivo è sconsigliabile attenderne la disponibilitò se si ha intenzione di cambiare a breve il proprio PC, o anche solo acquistare una nuova scheda video. Pagina 9 - Dischi rigidi Il mercato degli hard disk, pur affollato di proposte, è costituito da modelli tutto sommato differenziati soprattutto per la capienza, con rarissime eccezioni, parlando ovviamente di dischi destinati ai sistemi domestici o da ufficio. Mediamente un disco da 3,5 pollici, misura standard per i modelli adottati nei PC desktop, è equipaggiato con un rotore da 7200 giri al minuto, con un quantitativo di memoria cache che può ammontare a 2 MB, 8 MB o addirittura 16 MB per alcuni modelli. La maggiore quantità di cache di un modello può essere sì considerata un pregio, ma non da indurre a guardare con sospetto i modelli con una minore dotazione. Le differenze a livello prestazionale, infatti, sono decisamente modeste. Lo standard, come accennato in precedenza, prevede dischi da 7200 giri al minuto di rotazione, con l'eccezione del modello Raptor di Western Digital, che raggiunge in 10.000 giri e risulta più adatto a postazioni in cui le prestazioni rivestono un ruolo predominante. Appurata una sostanziale omogeneità di prestazioni e prezzo fra i modelli disponibili sul mercato desktop, dopo le precedenti considerazioni, possiamo dunque affermare che saranno le esigenze personali a far propendere per un particolare modello. Se si dispone di un notevole archivio di files audio oppure di fotografie in continua espansione, giusto per citare le situazioni più frequenti, allora sarà indispensabile optare per un modello capiente (fino a 400GB, allo stato attuale delle cose), mentre se il PC sarà destinato ad un utilizzo prettamente di navigazione e utilizzo di suite di produttività personale di tipo office e poco più allora anche il taglio minore (40GB) potrebbe risultare addirittura esagerato. Per quanto riguarda l'interfaccia è possibile trovare in commercio dischi sia ParallelATA che SerialATA: pur non essendo un disco ParallelATA una scelta "povera", consigliamo se possibile di acquistare un disco SerialATA, per una serie di motivi. Il primo risiede nel minore ingombro dei cavi di collegamento, il secondo perché esistono in commercio dischi già compatibili con le specifiche SerialATA II, che garantiscono prestazioni migliori se supportati da un chip adeguato (considerazioni qui). Anche se si possiede una scheda madre con chipset non recentissimo e incompatibile con tali specifiche, il disco potrà comunque essere installato sulla vostra prossima macchina, sicuramente compatibile SATA II. I prezzi dei dischi rigidi da 3,5 pollici vanno dai circa 50/60 euro IVA inclusa per il
taglio da 40 GB (difficile da trovare, ormai), fino agli oltre 300 euro dei modelli da 400
GB. Il miglior compromesso fra prezzo e capienza è attualmente costituito dai modelli da
160/200 GB, in quanto pochi euro li separano dai modelli da 120GB e si posizionano in una
fascia di prezzo IVA inclusa fra i 90 e i 120 euro, a prescindere dalla marca. Ormai tutte le schede madri presenti sul mercato sono dotate di un chip che permette di sfruttare la configurazione RAID dei dischi, siano essi SerialATA o ParallelATA. Siamo di fronte, molto in breve, a soluzioni che permettono di creare una "catena" di dischi sia per migliorare le prestazioni, sia per aumentare la sicurezza dei dati. Generalmente sono supportate le modalità 0, 1 e 0+1 o 0+1, per le quali servono rispettivamente almeno due, due e quattro dischi. La configurazione RAID 1 permette di adottare due dischi i cui contenuti sono virtualmente identici e replicati in modo speculare, in modo da non perdere alcun dato in caso di rottura di uno dei due. Viene da sé che tale configurazione viene incontro ad esigenze di sicurezza dei dati. La configurazione RAID 0 invece permette di sfruttare almeno due dischi, le cui prestazioni sono "sommate" per avere una macchina molto più veloce sia in scrittura che lettura dati. Il sistema vedrà un solo disco (come nel caso del RAID 1), ma in caso di rottura di un disco verrebbero persi tutti i dati. Per salvare capra e cavoli, ovvero prestazioni e sicurezza, si possono adottare almeno quattro dischi in configuazione 0+1 o 10. Rimandiamo alla guida alle configurazioni RAID per saperne di più; in breve una configurazione 0+1 o 10 permette di avere sia maggiori prestazioni (pari a quelle di due dischi "sommati"), sia una maggiore sicurezza per i propri dati (due dischi sono l'immagine degli altri due). Ovviamente per adottare una soluzione RAID è necessario alzare il budget a disposizione, in quanto è richiesto più di un disco. A titolo informativo, per non complicare ulteriormente le cose, accenniamo brevemente ai sistemi misti, ovvero che adottano sia dischi installati comunemente, sia una catena RAID. Si potrebbe ad esempio sfruttare come disco di sistema un disco molto performante come il Raptor di Western Digital, e due dischi in RAID 1 per archiviare i dati in tutta sicurezza. Le combinazioni possibili, come è facile immaginare, sono innumerevoli; lasciamo dunque alle esigenze del singolo la scelta della configurazione più adatta alle proprie esigenze. Un discorso a parte merita l'unità disco Raptor di Western Digital, disponibile con interfaccia SerialATA nei tagli da 36 e 74 GB (prossimamente da 147 GB!) e destinati sulla carta a competere con i dischi SCSI entry level da 10.000 giri al minuto. Il Raptor è decisamente più performante di qualsiasi disco da 7200 giri di cui abbiamo discusso in precedenza, in ragione di un regime di rotazione più elevato (10.000 giri al minuto) e dall'adozione di piatti molto meno capienti e densi, che permettono di abbattere i tempi di accesso ai dati. A ciò si aggiunga la garanzia di 5 anni, contro i 2 della maggior parte dei dischi da 7200 giri, per trovare in questo disco un ulteriore vantaggio. I dischi Raptor hanno però anche svantaggi: la capienza limitata rispetto alla concorrenza da 7200 giri/min e il prezzo, sensibilmente più elevato se rapportato alla capienza. I dischi della serie Raptor hanno un prezzo di circa 2,6 euro a GB (circa 190 euro per il modello da 74 GB), mentre i modelli da 7200 giri al minuto rimangono abbondantemente entro un euro a GB ( 95 euro per un disco da 160 GB, 0,6 € a GB). Viene da sé che facendo due conti con il prezzo di un Raptor si possono acquistare due dischi da 160 GB, da configurare eventualmente in RAID 0. Oltre a ciò, la rumorisità di esercizio è decisamente più elevata rispetto alla concorrenza da 7200 giri (ricordiamo che i dischi Raptor nascono per i server, non di certo per gli Home Theatre PC), difetto che può risultare fastidioso. Consigliamo dunque l'adozione di un disco Raptor di Western Digital o di (almeno) due dischi di sistema in RAID 0 a coloro i quali sono alla ricerca delle massime prestazioni in tutte le componenti del sistema, sia esso dedicato alla produttività personale o ad attività videoludiche di alto livello. Pagina 10 - Unità Ottiche Periodo di stallo per le periferiche ottiche, in quanto la maggior parte degli attuali masterizzatori DVD hanno raggiunto il limite fisico dei 16x in scrittura con supporti DVD±R, oltre ad essere diffusi anche i masterizzatori in grado di scrivere su DVD a doppio strato. Esistono sul mercato masterizzatori interni DVD a partire da 60 euro, fatto che ci invoglia a consigliare di non prendere in considerazione un masterizzatore CD puro o combo (in grado di leggere anche i DVD), a causa della limitata differenza di prezzo rispetto ad un ben più attuale masterizzatore DVD. L'offerta di masterizzatori DVD è comunque decisamente ampia, e permette di scegliere modelli di ultima generazione, in grado di scrivere a 16x su supporti Plus e Minus, oltre che su supporti a doppio strato. Il discriminante fra i più recenti modelli rimane come sempre la velocità, che però non riverste attualmente un'importanza fondamentale, mancando in commercio sia i supporti adatti a supportare alte velocità di scrittura, sia la qualità effettiva dei DVD creati ad alte velocità, soprattutto se destinati a contenere video da riprodurre sui comuni player da tavolo. Il nostro consiglio dunque è quello di rivolgere le proprie attenzioni a modelli anche non recentissimi, ma in grado comunque di scrivere su supporti Double Layer, come l'ottimo NEC ND3520 o il Pioneer DVR-109, ma anche il modello LG GSA-4163. Per chi invece vuole usufruire di qualcosa in più, citiamo la tecnologia LightScribe, che permette di "serigrafare" a mezzo laser la parte del supporto non destinata ai dati, permettendo di fissare definitivamente testi o immagini in bianco e nero di sicuro effetto. Ovviamente servono supporti specifici, il cui prezzo è di poco superiore a quelli normali.
Fra i masterizzatori compatibili con questa tecnologia segnaliamo il modello sviluppato da Hewlett Packard e LiteOn, HP dvd640i, reperibile in versione Retail ad un prezzo intorno ai 100 euro ivati. Si trovano tuttora in commercio anche masterizzatori CD, che sconsigliamo sia per la scomodità di non poter nemmeno leggere DVD, sia per l'effettivo esiguo risparmio rispetto ad un masterizzatore DVD entry level. Una eventuale opzione da prendere in considerazione è costituita da un modello esterno, se si dispone ad esempio di un vecchio lettore CD ancora funzionante e che non si vuole sacrificare. Un'unità esterna ha la comodità di essere trasportata, ma anche di essere utilizzata su più PC, magari su un portatile non recentissimo di cui si è in possesso. In questo caso la spesa maggiore potrebbe essere giustificata, tenendo conto inoltre che tale unità potrà sempre essere utilizzata anche in futuro con altri PC. Pagina 11 - Schede audio La situazione attuale delle periferiche per la riproduzione audio vede un generale allineamento qualitativo verso l'alto delle caratteristiche tecniche e delle funzionalità offerte. La scelta è obbligata: l'integrazione in qualsiasi chipset di un sottosistema audio anche di ottima qualità ha costretto i marchi storici (Creative e Terratec, solo per citare i più diffusi in ambito domestico) a differenziare l'offerta, proponendo soluzioni sempre migliori, anche a costo di far pagare un prezzo non indifferente per i propri prodotti. Qualora le esigenze lo richiedessero, è possibile trovare in commercio diverse soluzioni su slot PCI come la Creative Labs Sound Blaster Audigy 2 ZS Platinum o la Terratec Aureon 7.1 Universe, che vantano frequenze di campionamento di 192 kHz in riproduzione e 96 kHz in registrazione, alla risoluzione di 24 bit, oltre ad un bundle completo di software di buon livello per il trattamento dei files audio e box esterni per il collegamento sia di diffusori 7.1, sia di periferiche audio o strumenti musicali.
Il prezzo di queste soluzioni per videogiocatori evoluti o per appassionati è attualmente intorno ai 180-200 euro. Se invece ci si vuole dilettare con la registrazione multitraccia, allora esistono soluzioni che mettono a disposizione un numero variabile di ingressi e uscite, il tutto per registrare e produrre materiale audio di buona qualità sia stereofonico che multicanale. Intorno ai 500 euro è possibile per esempio acquistare la scheda Terratec Phase 88, disponibile sia con interfaccia PCI che FireWire, in box esterno da tavolo o in formato rack da 19 pollici, che mette a disposizione ben 8 canali sia in ingresso che in uscita.
Altro esempio di scheda audio prosumer può essere considerata la Creative E-MU 1820, 18 canali in ingresso, 20 in uscita, reperibile presso i negozi di strumenti musicali a poco meno di 500 euro. Non mancano soluzioni della stessa famiglia da 12 porte in ingresso e 12 in uscita a poco più di 200 euro, oltre a soluzioni ancora più complesse.
Alla lista delle citate si possono inoltre aggiungere le proposte mediamente più professionali come per esempio i modelli di M-Audio: tralasciamo i consigli relativi in questa fascia, in quanto i professionisti del settore hanno già le idee chiare per le proprie esigenze ed ogni nostra indicazione sarebbe sicuramente meno autorevole e poco indicativa. Come nel caso dei masterizzatori, il nostro consiglio è quello di non snobbare le soluzioni esterne anche di basso prezzo: oltre a sopperire alla mancanza di porte o alla qualità in genere tipica del notebook, soprattutto non recenti, tali soluzioni possono risultare molto pratiche sia per il collegamento dei diffusori, sia per avere magari due postazioni (un portatile, un PC Desktop) con lo stesso hardware, vantaggio non trascurabile in caso di registrazioni "on the road" a mezzo notebook. Pagina 12 - Mouse e tastiere La scelta di periferiche come mouse e tastiera per fortuna non costituisce uno scoglio difficile da affrontare e superare, nonostante la grossa offerta di prodotti di questo tipo. La scelta infatti si può ricondurre alla necessità o volontà di disporre di sistemi senza fili (cordless) oppure no, ovviamente per un utilizzo standard di queste periferiche lasciando a parte esigenze speciali come il gaming o l'utilizzo di particolari software che richiedono particolari tastiere, come ad esempio alcuni applicativi per il montaggio audio-video. La tendenza attuale è quella di proporre mouse e tastiere senza fili, che giovano all'ordine nella postazione di lavoro. Di contro, essendo alimentate generalmente da batterie, ci si può ritrovare con mouse e tastiera inutilizzabili a causa dell'esaurimento delle stesse. Siamo ovviamente in un caso limite, in cui magari non si può contare su un ricambio a portata di mano, ma da tenere comunque in considerazione. I prezzi dei kit tastiera più mouse cordless partono dai 45 euro, fino ad arrivare anche a 150-160 per le soluzioni più raffinate con interfaccia Bluetooth e design ricercato. Riportiamo a titolo di esempio due soluzioni simili di marchi diversi, ovvero Logitech con il modello Cordless Desktop LX 501 e Microsoft Wireless Optical Desktop Standard, prodotti che si possono trovare fra i 45 e i 60 euro.
Logitech Cordless Desktop LX 501
Microsoft Wireless Optical Desktop Standard Per chi invece non vuole correre il rischio di rimanere "a piedi" o semplicemente non si trova a proprio agio con un mouse pesante (causa batterie) e ritiene trascurabile il disordine creato dai fili di collegamento, esistono in commercio soluzioni PS/2 sia di mouse che di tastiere anche delle stesse marche citate in precedenza, con un prezzo di acquisto leggermente inferiore a quelli dei kit base per entrambe le periferiche. I videogiocatori invece potranno rivolgere le proprie attenzioni verso il modello Viper DiamondBack Magma edition della Razer, ovvero un mouse dall'elevata precisione (1600dpi) studiato apposta per avere la massima sensibilità in ambito videoludico.
Il prezzo del solo mouse si aggira intorno ai 55 euro, un prezzo non proprio popolare ma di fronte al quale il videogiocatore non si scoraggia di certo, dovendo affrontare ben altre spese per un sistema di solito molto performante. Pagina 13 - Monitor Il monitor è un componente particolarmente importante nella composizione di un sistema PC completo. Questo perché è l'elemento primario, anche se non esclusivo, attraverso il quale il sistema comunica con l'utente mediante la visualizzazione di informazioni e immagini. Dal momento che per ovvi motivi il monitor ha dirette implicazioni con il senso della vista, è un componente per il quale consigliamo di non fare economia (senza neppure esagerare in senso opposto) per ovviare a problemi di salute che potrebbero sorgere durante l'utilizzo di monitor economici di scarsa qualità. Per questo motivo vogliamo proporre alcune semplici linee guida da seguire al momento di abbinare un monitor al proprio PC. Queste linee guida sono stilate sia sulla base di mere constatazioni pratiche, sia riferendoci ad alcuni aspetti tecnici relativi alle tecnologie impiegate per la realizzazione di un monitor, sia esso LCD (a cristalli liquidi) o CRT (a tubo catodico). Innanzitutto è indispensabile una sommaria digressione per illustrare brevemente il principio di funzionamento delle due diverse tecnologie. Il tubo catodico è un'ampolla di vetro nella quale è stato creato del vuoto spinto. Prendendo come riferimento l'immagine sottostante, notiamo che all'estremità sinistra dell' ampolla è presente un piccolo elemento metallico chiamato catodo che per effetto termoelettrico emette elettroni. Nella zona prossima all'estremità opposta è presente un altro elemento chiamato anodo.
Tra catodo e anodo si viene a creare una differenza di potenziale particolarmente elevata che fa in modo che gli elettroni emessi dal catodo assumano la forma di un fascio, vengano attirati nella zona dell'anodo ma vadano a colpire la superficie opposta all'estremità sinistra dell'ampolla. Tale superficie è trattata con particolari elementi denominati fosfori. I fosfori, eccitati dal fascio di elettroni, emettono luce con intensità direttamente proporzionale alla potenza del fascio elettronico. Attorno al tubo sono presenti potenti bobine magnetiche; in gergo questa struttura è chiamata "giogo di deflessione" - deflection joke - che è in grado orientare il fascio di elettroni orizzontalmente e verticalmente. Il fascio di elettroni prende il nome di "pennello elettronico" poiché proprio come un pennello su di una tela va a comporre l'immagine sulla superficie del monitor: per un immagine a risoluzione SVGA (800x600) a 60 Hz di frequenza, il pennello elettronico disegna 600 linee per 60 volte al secondo, "spazzolando" la superficie dei fosfori da un lato all'altro e disegnando per ogni linea 800 punti.
I pannelli LCD sono realizzati mediante l'impiego di sostanze sintetiche caratterizzate da molecole con particolari proprietà liquido-cristalline; tali sostanze sono comunemente chiamate cristalli liquidi. Tra le proprietà di queste molecole vi è quella di orientarsi nello stesso senso di un campo elettrico e di poter, così, variare l'asse di polarizzazione della luce che vi passa attraverso. In un pannello LCD i cristalli liquidi sono contenuti in piccole celle (o pixel) alle quali è possibile applicare una campo elettrico. Tali celle sono interposte tra due particolari filtri che permettono, o meno, il passaggio della luce a seconda dell'asse di polarizzazione da essa assunto. Tali filtri sono detti polarizzatori . La combinazione di questi filtri con l'orientamento dei cristalli, permette il passaggio della luce (proveniente da una sorgente situata dalla parte opposta dell'osservatore) o delle sue componenti cromatiche, permettendo così di formare l'immagine a schermo, pixel per pixel. L'evoluzione della tecnologia impiegata per la realizzazione di monitor LCD ha permesso con il passare degli anni di ottenere monitor di buona qualità a prezzi più accessibili a tutti, quando anche solo un paio di anni fa era impensabile poter acquistare un monitor a cristalli liquidi di buona qualità senza un elevato esborso di denaro. Di contro i monitor CRT stanno subendo ora una situazione di stasi dal punto di vista tecnologico, pur mantenendosi su una elevata qualità complessiva e un prezzo generalmente più basso a parità di diagonale fruibile con un monitor LCD. Le tecnologie a tubo catodico e quelle a cristalli liquidi hanno entrambe pregi e difetti: è impossibile ora come ora poter decretare un vincitore assoluto e come di consueto è necessario valutare attentamente le proprie esigenze per capire quale tipo di tecnologia risulta più adatto ad esse. Ci sentiamo tuttavia di affermare che ultimamente per impieghi "standard" e non particolarmente critici, i monitor LCD stanno conquistando sempre più consensi, rivelandosi delle ottime alternative ai fratelli a tubo catodico. Tra i vantaggi dei monitor LCD si può elencare l'assenza di problematiche relative a tutta una serie di aspetti come geometrie irregolari che comportano effetti di distorsione o disturbo dell'immagine e via discorrendo. I monitor LCD godono poi di un ingombro decisamente più ridotto, per quanto riguarda la profondità, rispetto ai monitor CRT. Di contro i pannelli LCD soffrono di response time mediamente più elevati rispetto a quelli dei monitor CRT. Questi ultimi, inoltre, possiedono una migliore fedeltà cromatica rispetto ai monitor a cristalli liquidi. I monitor LCD, inoltre, possono mostrare le informazioni a video solamente alla risoluzione nativa (massima possibile) poiché con risoluzioni inferiori sono necessarie interpolazioni che degradano la qualità dell'immagine. I monitor CRT non soffrono di questo problema e permettono di utilizzare risoluzioni differenti. Diverse tecnologie implicano diversi aspetti ai quali prestare attenzione al momento della scelta. Quali sono, quindi, i parametri da tenere in considerazione al momento della scelta di un monitor per il proprio sistema? Vediamoli brevemente insieme:
Oltre all'analisi dei parametri sopra elencati, è importante considerare che il monitor ideale deve essere coerente con la configurazione approntata per il proprio tipo di impiego: ha poco senso optare per un monitor dall'elevata diagonale se la nostra occupazione principale sarà la navigazione internet o la videoscrittura. Inoltre se abbiamo scelto una scheda video dalle limitate prestazioni, dobbiamo tenere conto che questa potrebbe non essere in grado di supportare le elevate risoluzioni native di un monitor con ampia diagonale. Meglio orientarsi, ad esempio, verso un modello meno costoso dalla diagonale più ridotta in grado di arrivare almeno alla risoluzione di 1280x1024 che può assicurare una buona qualità visiva anche in caso di un futuro upgrade del sottosistema video. Alla luce di quanto esposto ci sentiamo quindi di consigliare i seguenti monitor per tipo di impiego:
Impieghi di tipo SoHo: ovvero videoscrittura, fogli di calcolo, navigazione internet ed email. E' sufficiente optare per un monitor LCD da 17" di diagonale che abbia un rapporto di contrasto di almeno 450:1 e una luminosità di 250 cd/mq. Dal momento che impieghi di questo tipo non implicano animazioni o immagini in rapido movimento è possibile optare per soluzioni con response time medio non particolarmente basso, diciamo 12-16ms ed eventualmente anche 25ms in caso di budget ridotto. Una soluzione ideale per questo tipo di impiego può essere rappresentato da LG Electronics 1720B 17'''
Impieghi videoludici e multimediali: in questo caso è consigliata, per un monitor LCD, una diagonale di dimensioni maggiori, almeno da 19 pollici in grado di raggiungere risoluzioni più elevate. Assicurarsi tuttavia che la risoluzione nativa del monitor riesca ad essere supportata senza problemi prestazionali dalla scheda video scelta per approntare il sistema. In caso opposto valutare l'acquisto di un monitor LCD di diagonale inferiore oppure di un monitor CRT che, in quanto tale, permette di poter variare la risoluzione senza impatto sulla qualità visiva. Dal momento che un impiego di questo tipo implica solitamente la presenza di immagini in movimento, è importante orientarsi verso una soluzione con basso response time: a tal proposito risulta molto interessante la soluzione Samsung 930B, un monitor LCD da 19" di diagonale caratterizzato da elevato contrasto (700:1), buona luminosità (300 cd/mq) e un response time di ben 8ms, valore che garantisce la quasi totale assenza di fastidiosi "effetti scia".
Impieghi professionali e workstation: a questo tipo di sistemi è quasi d'obbligo abbinare monitor dall'elevata diagonale, diciamo a partire da 22". Sarà poi l'impiego effettivo della workstation a determinare se è preferibile una soluzione LCD o una soluzione CRT. Di massima ci sentiamo di consigliare monitor a tubo catodico per coloro i quali si trovano a dover eseguire lavori di grafica o desktop publishing che hanno come elemento cruciale la fedeltà cromatica oppure per coloro i quali si trovano a dover cambiare frequentemente la risoluzione dello schermo. Un monitor LCD dall'elevata diagonale per impieghi professionali potrà risultare invece adatto per coloro i quali si trovano a dover operare nel campo dell'editing audio: tale tipo di impiego pone in secondo piano la fedeltà cromatica e predilige monitor di generose dimensioni (si pensi al Cinema Display 30" di Apple, utilizzabile anche su piattaforme PC). |
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