Introduzione
Sbollita la rabbia della prima ora, il rischio è quello di non pensarci più.
Diciamocelo: al decreto Bondi sulla tassazione delle unità di archiviazione,
ovunque esse trovino il proprio definitivo o temporaneo domicilio, quasi nessuno
pensa più. Il motivo è semplice: l'andamento dei prezzi delle unità di
archiviazione sono difficilmente monitorabili, complici un dinamismo iperattivo
del mercato e la vera e propria impossibilità ad isolarne l'influenza sul
prezzo, quando queste sono incluse in sistemi completi come PC portatili o
lettori multimediali.
Un PC portatile può subire un aumento o un taglio di prezzo per una miriade
di motivazioni: memorie, panelli LCD, batterie, licenze, unità ottiche, e altre
componenti meno evidenti vanno a formare, insieme alle periferiche di
memorizzazione, una lista abbastanza lunga di parti il cui prezzo di acquisto
può variare da ordine a ordine. Primo problema: l'utente finale, ovvero noi al
centro commerciale, non abbiamo la benché minima idea di se e quanto il decreto
Bondi vada a sottrarci per compensare i mancati guadagni della SIAE per colpa
del Peer-to-Peer. Appare come voce in fattura, certo, ma la quasi totalità della
gente non utilizza questa forma di pagamento.
Facciamo un passo indietro per rinfrescarci la memoria su cosa sia il decreto
Bondi, citando me stesso in un precedente articolo: "Una tassa, giusto per
chiamare le cose con il proprio nome, che si adegua ai tempi, secondo modalità e
considerazioni arbitrarie a cui si dovrà sottostare. Come da premessa però, non
si troverà nel decreto la parola "tassa", ma il più elegante eufemismo "compenso
per la riproduzione privata di fonogrammi e videogrammi", che si ripromette di
far pagare un surplus sulle periferiche di memorizzazione in modo formalmente
più elegante. Il risultato è lo stesso: i soldi usciranno comunque dalle tasche,
a prescindere dal nome scelto, in nome di una sorta di risarcimento forfettario
agli artisti i cui guadagni sono in forte calo a causa della pirateria
informatica."
Come accennato in precedenza, però, il decreto va a colpire in maniera
subdola le nostre tasche. Lo fa di nascosto, in punta di piedi, spalmato
all'interno delle voci che andranno poi a formare il totale, esposto come
"offerta" nella catena di grande distribuzione. Tassati e felici, per chi non è
al corrente della tassa. Non si può non riconoscere una certa genialità agli
ideatori del decreto: tassare e passare inosservati è un dono raro. |