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“Photography needs light. Good photography needs the right quality of
light.” Neil Turner
Il flash è uno di quegli strumenti che suscitano nel fotografo un rapporto
controverso, di odio e amore: amore per le possibilità che offre, odio per la
difficoltà d’utilizzo. Grazie ai moderni automatismi come l’E-TTL, scattare con
il flash può sembrare estremamente semplice, in realtà i risultati ottenuti non
sono spesso soddisfacenti. Nelle prossime pagine si spiegherà come ottenere il
meglio lavorando in luce artificiale.
Il flash è un dispositivo che emette un lampo luminoso capace di schiarire la
scena in condizioni di scarsa luminosità o addirittura in condizioni di buio
completo; ne esistono diversi modelli che potrebbero essere grossolanamente
suddivisi in quattro categorie:

1.Integrati: equipaggiano bene o male tutte le fotocamere compatte,
bridge e reflex di fascia entry-level e prosumer. Sono piccoli e dispongono di
poca potenza luminosa proprio perché limitati dal dover trovar posto sulla
fotocamera e dal fatto che non dispongono di un’unità di alimentazione dedicata;
non possono essere direzionati ma proiettano il fascio luminoso sempre in
direzione del soggetto. D’altra parte il fatto di avere un flash sempre a
disposizione “on-board” risolve spesso situazioni critiche o non previste.

2.Esterni a slitta: vengono anche chiamati cobra per via della forma,
che ricorda quella assunta dal serpente. Sono molto versatili, esistono vari
modelli che si differenziano per potenza luminosa e possibilità di sfruttare
determinati automatismi o funzioni avanzate come la compensazione del lampo
flash o la motorizzazione della parabola. Caratteristica madre di questi
illuminatori è la possibilità di poter essere orientati secondo diversi angoli,
sia rispetto al piano orizzontale che rispetto a quello verticale. Trovano posto
sulla fotocamera in un alloggiamento dedicato chiamato slitta o contatto caldo,
dall’inglese hot shoe.

3.Esterni a torcia: hanno le stesse peculiarità dei flash cobra ma
dispongono di una maggiore potenza luminosa che viene assicurata da un’unità di
alimentazione separata. Proprio per questo motivo il loro peso è discreto e
viene sostenuto non dalla slitta, ma da una staffa laterale; cosa che per altro
permette di ridurre l’odiato effetto occhi rossi ed illuminare una porzione più
ampia della scena.

4.Esterni da studio: sono vere e proprie unità ad alta potenza dotate
di trasformatore, elettronica di controllo e sistema di raffreddamento. Vengono
utilizzati prevalentemente in studio per via del peso e delle dimensioni, non
che per la necessità di una presa di corrente. Esistono in commercio anche delle
lampade, molto più leggere ed economiche, complete di portalampada che generano
un lampo flash comandate tramite un cavetto Synchro. Possono essere una valida
alternativa che permetta di approntare un piccolo studio senza spendere una
fortuna.
Il sistema cobra è quello che trova maggiori attenzione da parte dei
fotografi proprio perché riesce ad unire praticità ed efficacia a costi
mediamente accessibili. Se non specificato, in seguito si farà riferimento a
questo tipo di flash.
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