AMD FX-8150: al debutto le soluzioni Bulldozer

AMD FX-8150: al debutto le soluzioni Bulldozer

Recensione di Paolo Corsini pubblicato il 12 Ottobre 2011 nel canale Processori

“Dopo lunga attesa AMD presenta la famiglia di processori FX, soluzioni destinate al pubblico degli utenti più appassionati. Basate su architettura Bulldozer e compatibili con schede madri socket AM3+, queste CPU rappresentano la risposta alle soluzioni Sandy Bridge di Intel nel segmento di fascia media del mercato”


Bulldozer: uno sguardo all'architettura

Il nome in codice Bulldozer identifica la nuova architettura di processore ad elevate prestazioni sviluppata da AMD, destinata a prendere il posto con questa implementazione e con le successive evoluzioni attese per i prossimi anni di quella resa popolare dalle soluzioni Athlon e Phenom. AMD ha per lungo tempo mantenuto invariate le basi della propria microarchitettura: nel corso degli anni sono state introdotte varie innovazioni nella forma di un maggior numero di core, di un incremento delle frequenze di clock, di controller memoria più sofisticati e dell'inserimento di cache di terzo livello condivisa tra i core, ma l'approccio base è rimasto di fatto immutato. E' a causa di questo che l'iniziale vantaggio prestazionale di AMD con le proprie proposte desktop top di gamma nei confronti di Intel è venuto progressivamente meno, soprattutto a partire dal debutto delle prime CPU Intel della famiglia Core basate su architettura nota con il nome in codice di Conroe.

bulldozer_die.jpg (102359 bytes)
die di processore AMD FX con architettura a 8 core: dimensione complessiva del die pari a 315 millimetri quadrati, per circa 2 miliardi di transistor

Con Bulldozer AMD propone un'architettura che è fortemente orientata ai sistemi ad elevate prestazioni, facendo da contraltare a quella Bobcat adottata nelle APU della famiglia Brazos che è invece specificamente stata sviluppata per minimizzare i consumi mantenendo un valido livello di performances. Questa architettura non verrà utilizzata in sistemi notebook, venendo inizialmente riservata ai processori FX per sistemi desktop e a quelli Opteron per sistemi workstation e server. Sarà solo con il debutto delle APU della famiglia Trinity, atteso nel corso del 2012, che l'architettura Bulldozer entrerà nei sistemi di fascia mainstream sia desktop che notebook; in questo caso, tuttavia, vedremo all'opera l'evoluzione di Bulldozer nota con il nome in codice di Piledrive.

Ogni processore della famiglia FX, ma lo stesso vale ovviamente anche per quelli Opteron basati su architettura Bulldozer, è composto al proprio interno da differenti moduli affiancati tra di loro, collegati attraverso una cache L3 che è unificata, in quantitativo di 8 Mbytes per le soluzioni FX. In ogni modulo Bulldozer sono integrati due distinti core integer, accanto ai quali è stata inserita una singola unità in virgola mobile: la risultante è quindi di avere un approccio tradizionale per la parte di calcolo integer, quella che rappresenta del resto la mole di lavoro principale in un moderno processore, condividendo tra i due core una singola unità floating point

slide_3.jpg (78565 bytes)

L'approccio scelto da AMD nel design delle soluzioni Bulldozer passa quindi attraverso una logica di condivisione delle risorse, studiata in modo tale da ottimizzare il livello prestazionale in funzione del consumo massimo. Nello schema sono evidenziare le componenti interne ad ogni modulo Bulldozer: le unità integer sono quelle completamente indipendenti, mentre quella in virgola mobile è condivisa assieme ai blocchi di logica per fetch e decode delle istruzioni. La cache L2 è presente in quantitativo di 2 Mbytes per modulo, mentre la cache L3 è esterna al modulo così come lo è la componente north bridge integrata nel processore, nella quale troviamo anche il memory controller DDR3 dual channel.

Lo sviluppo di un'unità FP condivisa tra due unità di calcolo integer è una strategia portata avanti da AMD nell'architettura Bulldozer cercando di ottenere due distinti risultati: da un lato contenere le dimensioni complessive del die, così da beneficiare di costi di produzione più contenuti; dall'altro limitare il più possibile i consumi complessivi. E' evidente come sia preferibile, dal punto di vista delle pure prestazioni velocistiche, un design di processore che veda la presenza del maggior numero possibile di unità di elaborazione; d'altro canto questo implica dimensioni crescenti e consumi che possono aumentare sino ad una soglia non ritenuta più accettabile. AMD ha segnalato come la presenza della seconda unità di calcolo integer all'interno di ogni modulo Bulldozer implichi un incremento della superficie complessiva del chip pari al 12%, valore particolarmente contenuto considerando il boost prestazionale ottenibile.

AMD ha scelto di raddoppiare la sola parte integer del propri processori, lasciando condivisa quella floating point, partendo anche da una considerazione pratica: la maggior parte delle elaborazioni riguarda proprio le unità integer, sino mediamente all'80% del totale, pertanto volendo ottenere il miglior rapporto tra prestazioni e consumo complessivo la strada maestra è quella di duplicare queste unità, massimizzando il parallelismo delle operazioni, lasciando unificata un'unità in virgola mobile di notevole potenza complessiva. Vero è che in ambito server e soprattutto HPC il ruolo delle unità di elaborazione in floating point è ben più rilevante che con tradizionali pattern di calcolo; d'altro canto è innegabile come l'utilizzo di GPU per elaborazioni parallele non grafiche in ambito professionale si stia rivelando una strategia estremamente interessante per poter mettere a disposizione elevata potenza di calcolo in virgola mobile per particolari tipologie di elaborazione, ottenendo incrementi prestazionali molto elevati rispetto all'utilizzo di tradizionali CPU.



Segue : Moduli e unità floating point Pagina successiva
Pagina 1:Introduzione
Pagina 2:Bulldozer: uno sguardo all'architettura
Pagina 3:Moduli e unità floating point
Pagina 4:Scorpius: la piattaforma enthusiast di AMD
Pagina 5:Turbo Core 2.0
Pagina 6:I test: piattaforme e applicazioni
Pagina 7:Consumo
Pagina 8:Memoria DDR3 a 1866 MHz
Pagina 9:Rendering e calcolo
Pagina 10:Compressione
Pagina 11:Multimedia
Pagina 12:Giochi
Pagina 13:Overclock
Pagina 14:Considerazioni finali

 
 
 

SOCIAL BOX

Consiglia Hardware Upgrade su Google